SINGLE POT STILL, il più Irish degli Irish

Abbiamo già spiegato quali sono i quattro stili di Irish whiskey approvati dal disciplinare in questa pagina Le quattro facce dell’Irish Whiskey.

Fra tutti, un approfondimento lo merita il Single pot still, che come già accennato è senza dubbio il più caratteristico, perché viene prodotto soltanto in Irlanda.

Giusto per ripetere, che non fa mai male, il Single pot still Irish whiskey prevede che nel mash di cereali iniziale ci siano proporzioni variabili di orzo maltato e non maltato, più una percentuale fino al 5% di altri grain. Viene distillato, come facilmente intuibile dal nome, esclusivamente in alambicchi discontinui pot still e da un’unica distilleria.

Il termine è stato introdotto nell’aprile 2011 su pressione della TTB – l’ente statunitense che si occupa di accise su tabacco e alcolici. Come accaduto anche in Scozia, a farne le spese è stato il termine “pure”, ormai bandito dalle etichette di mezzo pianeta perché troppo sibillino.

Quel che caratterizza il profilo aromatico del Single pot still è l’utilizzo di orzo non maltato, ovvero “verde”, in cui non è ancora stata attivata la germinazione. La maltazione attiva enzimi che consentono di trasformare gli amidi in zuccheri, poi a loro volta trasformati in alcol con la fermentazione. L’effetto sul distillato è un senso più evidente di cereale, una particolare anima speziata e un gran corpo, che si traduce in un palato avvolgente e profondo.

La pratica di utilizzare orzo non maltato è antica, e – come spesso accade – fu una risposta al rialzo della tassazione sui cereali maltati. Nell’Ottocento, gli irlandesi decisero semplicemente di smettere di maltarlo.

Oggi, accanto a parecchi marchi che lo imbottigliano con specifico riferimento in etichetta (per esempio RedBreast, la serie Green Spot…), molti altri lo utilizzano all’interno dei blended per dare struttura e muscolo, a bilanciare la leggerezza eterea del grain.

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