IRISH COFFEE: UN COCKTAIL DA LEGGENDA

irish coffee

Caffè panna e superalcolico è un classico senza tempo e senza confini. Ma fra tutte le varianti, dal Fiaker Viennese al White Russian, l’Irish coffee si è guadagnato un posto a tempo indeterminato nella leggenda.

Una storia tra Shannon e California

Ma qual è la vera storia di questa bevanda, che è a tutti gli effetti un cocktail ufficiale IBA? Già la sua nascita merita di essere raccontata. Infatti, l’Irish coffee compare per la prima volta in un menu in California, e più precisamente al Buena Vista cafè, sul molo proprio di fronte ad Alcatraz. Però, i natali sono autenticamente irlandesi.

L’Irish coffee nasce in una notte buia e tempestosa del 1943, quando un volo Pan Am per New York non può decollare dall’aeroporto di Foynes, all’estuario dello Shannon, nella contea di Limerick. Per riscaldare gli infreddoliti passeggeri, Joe Sheridan – un semplice cuoco -, serve caffè caldo, Irish whiskey per tirarli un po’ su e panna con zucchero per venire incontro ai gusti americani. A chi gli chiede se per caso sia caffè brasiliano, Sheridan risponde: “No, è caffè irlandese!”.

Dieci anni dopo, nel 1952, arriva in America grazie a Stanton Delaplane, giornalista del San Francisco Chronicle. Rientrato dai suoi viaggi in Europa, scrive del “Gaelic coffee” assaggiato al bancone di un bar in quell remoto aeroporto. Poi, chiacchierando con Jack Koeppler, proprietario del Buena Vista, i due cercano di replicarlo. Provano ogni tipo di whiskey, cambiano l’ordine degli ingredienti, ma la panna continua a “crollare”. Koeppler è ossessionato e addirittura vola in Irlanda per chiedere a Sheridan il suo segreto (ovvero una panna particolarmente grassa e un tocco di zucchero in più). Lo convince. E da quel momento in poi la panna smetterà di crollare.

Questa è la versione più condivisa dell’origine dell’Irish coffee, anche se qualcuno sostiene sia nato a Dublino, in un pub chiamato “The Dolphin” nel 1940 (zucchero e panna sarebbero serviti a “coprire” il pessimo gusto del caffè disponibile in tempi di guerra e razionamento). E c’è chi giura sia comparso a New York prima che a Frisco.

La ricetta (o le ricette?)

Raccontata la storia, resta da capire quale sia la vera ricetta. Come se fosse semplice…
Partiamo da quella standard, messa nero su bianco dall’International Bartenders Association, che prevede:

50 ml di Irish whiskey
120 ml di caffè ben caldo
50 ml di panna fresca
1 cucchiaio di zucchero

Il caffè nero bollente viene versato in coppe di vetro pre-riscaldate. Poi si aggiungono il whiskey e almeno un cucchiaio di zucchero e si mescola. La panna fresca e spessa viene delicatamente versata sul dorso di un cucchiaio e “appoggiata” sulla superficie del caffè, così che lo strato galleggi, senza mescolare.

Tutto facile? Per nulla. Perché bisogna capire che tipo di caffè, che tipo di zucchero e – ovviamente – che tipo di whiskey.

Marilyn Monroe mentre si ammazza di Irish coffee all’aeroporto di Shannon nel 1956

Il whiskey

Poche storie, ovunque andrete avete il 99% di possibilità che nel vostro Irish coffee ci sia del Blended Irish whiskey, molto probabilmente Jameson o Tullamore D.E.W., e va benissimo così (anche con Teeling se lo volete particolarmente suadente). Il single malt e il single pot still non sono vietati, ma bisogna conoscere bene il profilo aromatico. Il fatto che sia una bevanda calda può accentuare il tenore alcolico e alcune note complesse da abbinare al caffè. Da RedBreast a Knappogue Castle, dai Bushmills a Lambay, sta ai gusti (e all’esperienza) pescare le sfumature più interessanti.

Il caffè

Essendo nato in Irlanda durante la Seconda Guerra mondiale, è ragionevole supporre che il caffè usato non fosse il cremoso espresso di oggi. Più sensato supporre si trattasse di un classico caffè filtrato, di quelli che si bevono a ettolitri nelle tazze da asporto nella Tube di Londra, per esempio. Al Dead Rabbit di New York lo fanno così, e forse hanno ragione. Altrimenti un’alternativa è un espresso assai lungo.

Lo zucchero

Non è questione di gusti, come nell’espresso che si prende al bar. Qui lo zucchero è essenziale per far galleggiare la panna. Più difficile capire di che tipo. Di sicuro non bianco. La maggioranza utilizza zucchero di canna e muscovado, mentre qualcuno opta per sciroppo di zucchero o melassa, con il rischio di rendere il tutto un po’ troppo “liquido”. Per evitare spiacevoli conseguenze strutturali sul drink, meglio non esagerare con la fantasia: zucchero di canna e punto. Qualcuno lo scioglie in padella con il whiskey, ma questa è un’altra storia. E forse un altro cocktail.

La panna

Il vero segreto dell’Irish coffee, la cosa più complicata di tutte. Il trucco è una grande escursione termica fra il caffè bollente e la panna fredda, ma conta anche la qualità della panna. Che è quasi sempre la varietà “heavy” (o “double”), perché è l’alto contenuto di grassi a consentirle di fluttuare. Dimenticavamo: deve essere sbattuta con una frusta finché diventa fluida e cremosa, “montata a metà”, altrimenti sarà impossibile versarla.

Variazioni sul tema

Una volta stabilite le regole d’ingaggio, la fantasia può sempre farla da padrona. Ecco qui una sventagliata di ricette e approcci, ognuno col suo viaggio ognuno diverso, come canta Vasco Rossi.

  1. The Perfect Irish coffee (The Guardian)

50 ml di panna fresca fredda
2 cucchiai di zucchero muscovado
50 ml di Irish whiskey
150-200 ml di caffè appena fatto
Noce moscata

Sbattere la panna finché le bolle non spariscono e inizia a inspessirsi e metterla in frigo.
Sciogliere lo zucchero in due cucchiai di acqua calda in un pentolino e metterlo sul fuoco, così da farne uno sciroppo. Unirlo al whiskey, versarlo in una caraffa di vetro riscaldata precedentemente con acqua bollente e unire il caffè.

Togliere la panna dal frigo, mescolarla e versarla sul dorso di un cucchiaio sopra al caffè. Grattuggiare sopra la noce moscata.

Illy Irish coffee

2 tazzine di caffè Illy espresso
40 ml di Irish whiskey
1 cucchiaio di zucchero di canna
40 ml di panna fresca fredda
2 chicchi di caffè

Preparare due espresso in una tazza grande.

Versare il whiskey e lo zucchero in un bicchiere e riscaldare con il cannello del vapore della macchina del caffè espresso (senza eccedere nel calore per non far evaporare l’alcol).

Aggiungere il caffè.

Agitare la panna (che deve essere molto fredda) in uno shaker, finché non diventa abbastanza spessa. Poi versarla sul cocktail, sul dorso di un cucchiaio.

Decorare con della polvere di cacao e due chicchi di caffè tostati come decorazione.

Buena Vista Irish coffee

4 once di caffè biologico caldo
2 zollette di zucchero
1 e ½ oncia di Irish whiskey
¾ di oncia di panna montata a metà

Rimpire il bicchiere di acqua bollente per riscaldarlo, poi svuotarlo.

Mettere le due zollette, versare il caffè caldo riempiendo il bicchiere fino a tre quarti, poi mescolare per sciogliere lo zucchero.

Aggiungere il whiskey, ma senza mescolare assolutamente.

Versare la panna sul dorso di un cucchiaio.

Baileys Irish coffee

2 once di Baileys
1 tazza di caffè appena fatto
1 cucchiaio di zucchero di canna
Panna montata
Gocce di cioccolato

Versare in un bicchiere alto il caffè, il Baileys e il whiskey. Mescolare bene.

Poi aggiungere lo zucchero a piacimento e mescolare di nuovo.

Aggiungere panna montata e gocce di cioccolato. Anche altro zucchero di canna come guarnizione.

Jim Meehan Irish coffee (PDT, New York)

90 ml di caffè infuso
375 ml di Redbreast 12 yo
12 ml sciroppo semplice
Panna appena montata
Noce moscata opzionale

Preparare una miscela di caffè molto robusto e sciroppo e imbottigliarla, conservandola sigillata a bagno in acqua calda, così da impedire l’effetto ossidazione e la comparsa di note abbrustolite.

Versare nel bicchiere (alto 18 cm, con base e stelo) il caffè zuccherato e il whiskey, avendo cura di non scegliere un blended leggero, che spesso viene surclassato dai sentori del caffè.

Montare la panna (sempre grassa) a metà, lasciandola abbastanza liquida eppure soda. La panna porta il caffè a una temperatura più gradevole al palato e impedisce all’alcol di evaporare.

Chi vuole imitare la mitica ricetta del Dead Rabbit di NY, può grattugiare la noce moscata sulla superficie.

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