Masterclass - La Bevuta Degli Dei - Milano Whisky Festival - SOLD OUT

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ARDNAMURCHAN ‘AD/09.20:01’ (2020, OB, 46,8%)

Fiocco ambrato in casa Adelphi, è nato il primogenito single malt della distilleria di casa, Ardnamurchan. Il neonato è stato scelto con un nome poco tradizionale che difficilmente si troverà sul calendario: AD/09.20:01, un po’ come il piccolo extraterrestre H725 del film con Bud Spencer. Al di là del cinismo da contratto (non è colpa nostra, ci disegnano così), la realtà è che non stiamo nella pelle all’idea di assaggiarlo. Adelphi è un’etichetta indipendente mitica e il “work in progress” di Ardnamurchan – quando ancora non si poteva chiamare whisky – ci aveva molto emozionato, un po’ come quando le amiche ti mostrano le ecografie. Dunque, prima di sentire i suoi primi vagiti facciamo le presentazioni: single malt delle Western Highlands (la distilleria più a Occidente isole escluse, situata nell’omonima penisola), distillato nel 2015 e imbottigliato a 5 anni nel 2020. Questa inaugural release, tirata in 15.978 esemplari, è costituita per il 65% di ex bourbon casks e per il restante 35% da barili ex sherry, sia Oloroso sia PX. Colore: vino bianco.

N: la gioventù non si nasconde, però non è sguaiata e banale. Anzi, sin dall’inizio si colgono tratti diversi e cangianti. Prima di tutto una parte marina e quasi medicinale, come di pasta del dentista. Poi, per rimanere sulla pasta, ecco la pasta di pane. Affumicata delicatamente. C’è poi una crescente nota farmy di fieno maturo, proprio quella sensazione che si prova quando si entra in fattoria. La frutta è semplice, mele e pere mature, con della vaniglia rotonda. E poi cos’è quel punto scuro, quel neo? Un tocco di rabarbaro e un filo di polvere, curioso.

P: che caratterino! Il corpo non è monumentale, ma per avere 5 anni è più che solido. E come tutti i solidi eccetto la sfera, così ci ricordiamo dal liceo, ha i suoi bravi spigoli: oleoso, con un sentore di alambicco e rame, ma mai sgradevole. Spesso i whisky giovani hanno quella nota tipica di candito, qui invece siamo proprio concentrati sull’orzo, la materia prima. Di nuovo pera Abate e mela verde, mentre la dolcezza si fa più piacevole, come una crema di limone alla vaniglia. Ma quel che proprio ci illumina d’immenso è una mineralità deliziosa, tra la torba, la grafite e la pietra bagnata. Che, sommata al fieno che ritorna, ci scatena una domanda impertinente: non è che anche i Brora di 5 anni erano così? O è solo quel brutto vizio di trovare somiglianze nei tratti dei neonati a farci parlare così?

F: il fumo si fonde con il fieno e il limone, il medicinale si fa mentolato e tutto si ricompone in una piacevole pulizia dolce e vegetale.

Se ci vedeste ora, ci scambiereste per delle vecchie zie sentimentali che guardano il pupo con sorrisi ebeti e gli fanno “dudududu, dadadada, ghighighi” (e forse in realtà la nostra prosa non è tanto diversa…). Cercando di tornare sobri, questo whisky è davvero una gran bella sorpresa, perché riesce ad essere tutt’altro che banale nonostante l’età, e perché regala un profilo sfaccettato e minerale come piace a noi, senza scadere nel “dirty”. Una considerazione sorge come germe dal chicco d’orzo maltato: queste nuove distillerie, che utilizzano fermentazioni lunghe, producono spiriti eccellenti e non rinunciano alla trasparenza e al vintage, possono davvero raccogliere il testimone dei grandi marchi dello Scotch. Bravi, ora non sediamoci sugli allori eh! 88/100. Grazie a Massimiliano Cocchi e a Pellegrini, l’importatore italiano.

Sottofondo musicale consigliato: Muse – New born.

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