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The Lakes triplete (E BONUS TRACK)

Vi abbiamo già raccontato della serata da sogno passata da Dream Whisky, no? O ce la siamo sognata? No, non rientriamo in questo gorgo, promesso. Piuttosto ci tuffiamo nei laghi dell’omonimo distretto inglese, lassù nel Nord Ovest, al confine con la Scozia. Già, perché qualche settimana fa nella sede milanese di Dream Whisky abbiamo partecipato a una degustazione tenuta da Andy Boughey, l’export sales manager di The Lakes Distillery.
Andy è una vecchia conoscenza di whiskyfacile. Di Jacopo, che nelle sue duplici, triplici, infinite vesti lo frequenta da un po’, e di Zuc, che l’estate scorsa è capitato da quelle parti. Non vi ripeteremo i motivi per cui Lakes sta diventando oggetto di ammirazione e culto da parte degli appassionati, né torneremo a enumerarvi le infinite manie e ossessioni del whisky maker Dhaval Gandhi. Ci limiteremo qui a farvi un sobrio terzetto di recensioni dei tre dram assaggiati, tutti freschi freschi di rilascio, senza ulteriori pippe mentali. Ma non finisce qui, siori e siore, il banco rilancia anche con un quarto whisky, stavolta imbottigliato nel 2021. Lo trovate in fondo alla lista.

The Lakes Whiskymaker’s edition ‘Soleado’ (2022, OB, 46%)
Ultimo arrivato della serie “Edition”, in cui Dhaval si lancia in creazioni immaginifiche. Questa nella fattispecie è dedicata ai profumi di Andalusia, terra di arance e sole, ed è disponibile solo in Giappone, Singapore, Belgio, Olanda, Polonia, Svezia e ovviamente Italia. Il tipo di sherry nei barili di maturazione non è dichiarato, ma sono tutti in rovere americano. C: oro brillante. N: una dolcezza pimpante ti dà il benvenuto. Biscotti “Cuor di mela”, miele di acacia, una pera zuccherina appena sbucciata. Un whisky che profuma di colazione in terrazza a giugno. Sa proprio di toast spalmato di marmellata (di albicocche, ma anche di arancia), di mandarini. Qualche bocciolo di fiore qui e là a regalare un tono ancor più aromatico. Davvero un naso incantevole. P: la dolcezza se possibile si intensifica ancor di più. Il miele arriva ovunque, in ogni angolo del palato, con composta di pere e acqua di fiori d’arancio. Un lato – secondario – più astringente, come di pompelmo e mandorle. F: resiste questa sensazione amarognola di mandorle, arance amare e camomilla non zuccherata. Con un tocco di fieno e miele.
Di solito non siamo grandi fan dei whisky dolci, e questo è senz’altro dolce, tanto da farci venire il dubbio che qualche barile di Moscatel qui dentro ci fosse… Chissà. Eppure, la dolcezza è ben bilanciata al palato da quella parte amarognola che lo rende pericolosamente beverino e che fa riempire il bicchiere due o tre volte. E come fare a non premiare un whisky che ti berresti due o tre volte di fila? 87/100.

The Lakes Whiskymaker’s edition ‘Mosaic’ (2022, OB, 46.6%)
Rimaniamo nella caleidoscopica mente di Dhaval per un whisky che dovrebbe ricreare le sensazioni di un viaggio in Oriente, fra le spezie della Via della Seta. C: oro antico, con riflessi scuri. N: salta al naso una maggior timidezza, sulle prime. Ha bisogno di più tempo per cominciare a sussurrare storie di noce moscata e datteri, dolcetti turchi e tabacco (proprio il profumo dei pacchetti di sigarette appena aperti). Si distingue un guizzo acetico, che ricorda certa frutta: mirabolani e bacche rosse (ribes). Con acqua si fa più goloso, ricorda il pandoro. Il famoso pandoro del Catai? No, quello di Verona, ma pazienza. P: scherzi a parte, in bocca si capisce meglio l’idea alla base di questo whisky. Perché attacca morbido, con caramello e arachidi tostate, ma poi si trasforma subito in un bazar di spezie e pizzicorini vari, dati dal barile ex sherry. Uno sherry non succoso, ma sulle note astringenti: chiodi di garofano, botte di pepe, polvere, legnetto di liquirizia, perfino caffè. C’è anche una parte amarognola connessa, come marmellata di arance amare e noccioli di amarena. E una nota che un visionario partecipante individua perfettamente: il cardamomo! Con acqua il tocco astringente si stempera e si fa tutto più amabile. F: coerente col palato. Legno, arancia amara, chili, fava tonka e cardamomo piccante.
Le serie sperimentali hanno un senso proprio se servono per creare whisky eterodossi e divisivi, che puntano a profili unici e inevitabilmente irripetibili. Il Mosaic a noi pare esattamente così, con quella ricercata ricchezza di spezie che ti assale appena lo bevi. Una goccia d’acqua rende questa parte meno aggressiva, il che forse non è un male: 86/100.

The Lakes Whiskymaker’s reserve N.5 (2022, OB, 52%)
La serie “Reserve” invece è una variazione sul tema principale della distilleria, ovvero l’esplorazione infinita delle possibilità date dai barili ex sherry. La quinta versione utilizza botti di rovere sia americano sia spagnolo, di Oloroso, PX e vino rosso. C: mogano rossastro. N: il grado alcolico più alto rende un filo più attutito l’olfatto. Però subito si coglie che stiamo giocando un’altra partita, su un campo più consueto, quello degli sherry monster. Col tempo emergono tutte le note che ci si aspettano: uvetta, prugne secche, fichi secchi. Gelatine di melagrana. Accanto c’è anche una dimensione più oscura, di sandalo e poltrone di cuoio, scansie di vecchi salotti. Spunta perfino un tocco di pop corn, curioso e sapido. P: che meraviglia, che equilibrio questo mix di legno affumicato, uvetta bruciacchiata e crosta di panettone. Sa di Natale, di Christmas cake, marmellata di fragole e pan pepato. Che si accompagna perfettamente con un’anima più tannica, data dal vino rosso. E una ganache di cioccolato fondente, non dimentichiamola. F: avvolgente, crema di marroni, caffè turco e vino rosso con pepe e ciliegie. Non lo fanno? Male, dovrebbero.
Una bella bestia, che dà grande soddisfazione. Il palato e il finale, che virano su una cremosità deliziosa, sono la parte migliore. Forse il primo naso paga un po’ di timidezza, ma ragazzi siamo veramente in territori di sherry degni di Macallan e GlenDronach, mica roba da poco. I barili sono evidentemente eccellenti, e selezionati con grande equilibrio: 87/100.

The Lakes Whiskymaker’s edition ‘Bal masque’ (2021, OB, 54%)
Ben 5.388 bottiglie, invecchiamento in barili di rovere francese. La quarta edizione delle “editions” vuole ricreare quel senso di mistero e sensualità dei balli in maschera. Oh, Stanley Kubrick ci ha fatto un film, Dhavall un whisky. C: rame chiaro, aranciato. N: succo di pesca e marmellata di albicocca aprono un olfatto vivace, molto aperto. Uva passa, ananas candito e qualcosa di prugna Sunsweet, che ricorda il cognac. Anche nocciole, di quelle dolci, magari intinte nel miele. Un naso avvolgente, che intriga anche con qualche spunto di spezia (cannella, dolcetti mediorientali ai pistacchi) e perfino legno aromatico. Gelatina di melograno, anche. Bello tutto, anche fette biscottate, con malto e anice. P: qui l’alcol è decisamente più contundente, anche se non sgradevole. Però lo scarto fra il naso tenerone e il palato cazzuto è netto. C’è ancora la dolcezza della marmellata di pesche e albicocche, la mela golden cotta e adagiata su una crostata. Però qui il legno mostra i muscoli, la nocciola diventa anche mandorla, le spezie crescono in intensità. Resta in equilibrio fra la parte dolce (ancora un bel malto) e il lato più austero/amarognolo, con anche qualcosa di buccia di pompelmo. Dolcetti allo zenzero. F: asciutto, astringente, noccioli di ciliegie e pepe. E legno, forse un attimo troppo netto.
Rispetto al Soleado, con cui condivide un dna diciamo “dolce”, è meno fresco ed estivo e più strutturato, intenso. Tutta questa enigmistica di cui si parla, tutto questo mistero, noi non li sentiamo. Epperò apprezziamo assai tutto il resto, il naso molto vivace, il palato pieno. Un whisky che si fa bere e godere, fatto proprio bene. Anche quell’astringenza legnosa finale, in fin dei conti, è un’uscita di scena ineccepibile. Concediamo volentieri un ballo a questo galantuomo: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Emerson, Lake and Palmer – Lucky man

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