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Kilbeggan small batch rye whiskey (2020, OB, 43%)

Kilbeggan ha una storia del tutto particolare. Con nomi differenti, la Kilbeggan distillery è stata uno degli impianti storici del whiskey irlandese. Il marchio e l’edificio-museo sono stati rilevati nel 1987 da Cooley, che nel 2010 ha ricominciato a distillare in loco, prima di cedere gli asset alla Beam Suntory.
Questa espressione, nel cui mash è presente orzo maltato, orzo non maltato e il 30% di segale, è al momento l’unica del core range integralmente distillata nello stabilimento di Kilbeggan, nel cuore dell’Irlanda, giusto a metà della M4 che collega Dublino a Galway. L’età non è indicata, le botti di invecchiamento sì, e sono ex bourbon. Il colore è un bel giallo canarino.

N. Delicato in prima battuta, ma molto aromatico, fresco e con una vegetalità (?) di corteccia, resina, pigna. Queste suggestive note silvestri introducono un senso di legno fresco nervoso, che procede a braccetto con il cereale crudo, sintomo di gioventù sfacciata. Poi pera, una punta di lime candito e zenzero essiccato e glassato, che vira sulla mela verde. Sul finale, pepe rosa e un accenno di vetiver che richiama il dopobarba. Col tempo, pasta di pane integrale.

P. molto diverso, certamente molto più rye, con le spezie e il pepe più evidenti che al naso, anche se comunque educati. La spezia procede, ancora con rafano e ginger, in una cremosità cerealosa e “verde”, qualsiasi cosa significhi. In generale il corpo è bello sostanzioso. Si deve sottolineare anche una parte di frutta secca e quasi crema di marroni. La gradazione regge bene e non si fa pregare, l’alcol risulta bene integrato nonostante la giovane età. In qualcosa ricorda i giovani Calvados.

F. medio, l’intensità si placa e resta amaricante ma piacevole, con un po’ di legno verde, canditi e il grande ritorno del pepe rosa, che si riprende la scena come una vecchia diva del cinema muto.

Si potrebbe dire che è un whiskey “vorrei ma non posso”: non ha tutta la personalità di un rye americano completo. D’altra parte è una tendenza molto interessante, che abbiamo colto grazie al corso di Whisky Club Italia: si va verso l’ipotesi che un whisky del genere, con una ricetta così “diversa” possa comunque essere definito single pot still Irish whiskey, in quanto rispetterebbe le proporzioni tradizionali (30% malto, 30% orzo non maltato, 30% altro – in questo caso segale). In ogni caso, bello ma non sappiamo se ci vivremmo. 81/100.

Sottofondo musicale consigliato: Lake street dive – Same old news

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