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Glendalough single cask Madeira finish (2020, OB, 42%)

Di questo brand, che come tanti altri in Irlanda imbottiglia whiskey sourced perché la distilleria di proprietà è stata aperta da poco, abbiamo già bevuto qualcosa, con alterne fortune. Uno di noi nella sua gioventù nella località omonima nella contea di Wicklow c’era anche stato in gita, e dunque ogni volta che ci capita un sample di Glendalough sul suo volto si dipinge un sorriso pieno di nostalgia per quando aveva i capelli. Come dicevamo, o forse lo abbiamo solo pensato, le espressioni del whiskey di San Kevin, che se ne sta in etichetta con il suo uccellino in mano (e senza doppi sensi!), sono molto varie: blended, single malt, pot still, single cask… Ed è proprio un single cask quello che assaggiamo oggi: nella fattispecie un blended Irish whiskey affinato in botti di Madeira invecchiato con il metodo “canteiro”. Canteiro, chi era costui, forse un fluidificante del Benfica, o un cantante di fado particolarmente virtuoso? Piccola spiega: il metodo canteiro – dal nome dei supporti su cui riposano i barili – è semplicemente il più naturale processo di invecchiamento del vino Madeira. Le botti, riempite non al 100% per ottenere l’ossidazione, vengono lasciate in “sottotetti” molto caldi per i primi tempi degli almeno 4 anni di invecchiamento. Pian piano, vengono poi spostate ai piani più bassi, prima di essere blendati unendo varie tipologie di uva e annate. E poi dite che sui blog di whisky non si fa cultura, eh!

N. altro che sottotetto, qui siamo in cantina, ed anche bella profonda, umida e ammuffita. Una zaffata di legno vecchio ci accoglie, cataste di nocciole sgusciate (ma con ancora la pellicina marrone eh), perfino una nota distinta e precisa di funghi champignon! Davvero profondo, quasi polveroso. La frutta è curiosa: c’è senz’altro la buccia di arancia essiccata, forse del melograno, decisamente parecchio tamarindo. La parte vinosa è molto presente, mentre una dimensione floreale densa e decadente non si capisce bene da dove arrivi: a qualcuno ricorda l’acqua di rose di certi dolcetti mediorientali. Forse l’unica eredità del distillato a sopravvivere al pesante influsso del barile? Mah, chissà…

P. chi ha messo del whiskey in questo ottimo Madeira? Un sorso vinosissimo, tanto tannico quanto è Ibra è egocentrico. Nemmeno il tempo di pensare alla liquirizia e all’onnipresente frutta secca (noci), che ci si accorge di avere il palato disidratato: davvero asciuttissimo, secco e severo. Il processo di fortificazione del vino, con la sua brava ossidazione, si sente tutto. Di nuovo agrumi, scorze di pompelmo, e prugne secche. Per essere un blended è incredibilmente carico e puntuto. E ci sentiamo anche di fare un complimento pesante: per l’intensità delle note terziarie date dalla botte – evidentemente super carica – ci ricorda alcuni imbottigliamenti di Valinch & Mallet. E scusate se è poco.

F. ancora vino, cacao in polvere e arancia.

Il Madeira ha molti nemici, ma anche qualche sostenitore affezionato che non vuole sentire ragioni. Uno di noi – quello che è stato a Glendalough – pare apprezzare le emozioni forti di queste botti e dunque ha perorato la causa di questa specie di bomba H in cui l’Irlanda è solo un’idea come un’altra. Un whiskey particolarissimo, oscuro, legnoso, vinoso, violento, in cui il distillato è quasi impossibile da rinvenire. Ma anche un whiskey interessante, sfaccettato, da perdercisi, che riesce a rimanere a suo modo piacevole. Non ne berrete una bottiglia a cena, ma ci metterete un bel po’ a berne un dram, perché ci sono parecchie cose dentro da esplorare. Ah, non facciamo spesso i venali, ma costa poco meno di 40 sacchi su Aquavitae, un rapporto qualità/prezzo d’altri tempi. 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ana Moura – Dia de folga

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