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Hinch 5 yo (2021, OB, 43%)

Hinch, nomignolo per gli amici della località di Ballynahinch, è una distilleria nuovissima. Inaugurata nel 2020, sorge nella Killaney estate, sulla A24 poche miglia a sud di Belfast. La storia la potete trovare qui, per cui non ci dilunghiamo e ci limitiamo a ricordare che è importato in Italia da Compagnia dei Caraibi, che sul whiskey irlandese sta facendo un ottimo lavoro. Preferiamo invece versare subito questo blended di 5 anni invecchiato in due tipi di legno: 4 anni in botti ex Bourbon e uno in botti vergini. Come da tradizione, non importa se prodotto in Ulster o in Eire, il whiskey è distillato tre volte e fa parte della cosiddetta “Time collection”. Il che ci porta ad un altro discorso, degno di un problema delle elementari: se Pierino ha aperto una distilleria nel 2020 e nel 2021 vende un whiskey di 5 anni, dove ha comprato quel barile Pierino? Non si sa, perché non è dichiarato, ma di sicuro il whiskey di Pierino non può provenire dalla sua distilleria, dunque è un whiskey sourced. Avevamo già assaggiato il 10 anni affinato in sherry, vediamo com’è questo suo fratellino.

N. che ci sia del distillato di grano qui è pacifico, si capisce da quella nota di solvente per mobili che riempie il primo naso. Nello specifico ricorda di più il Mangiapolvere spray. Il resto dell’olfatto è consequenziale: cereale stipato nel silos, legno e vaniglia. Anche meringa. La frutta si limita a mele essiccate e pompelmo. Da segnalare piuttosto una nota di rapa bianca e radici, davvero singolare ma nitida. Non è una cornucopia di suggestioni interessanti, ma il suo mestiere di onesto blended lo fa.

P. di certo non è uno di quei whiskey che passano come l’acqua fresca. L’ingresso è bello ruvido, più possente del previsto. Non siamo sui toni suadenti classici degli Irish, l’apporto del legno (l’anno in virgin oak si sente) è sorprendentemente pesante, e contribuisce a un sorso piuttosto amaro, proprio come la vita. Chinotto, se dovessimo buttare lì una suggestione, e frutta essiccata. Spezie varie (noce moscata) e soprattutto una nota che potrebbe essere di cassia, ovvero “radiciosa” e vegetale. Qualcuno in rete scrive che è un whiskey per bevitori di gin, ed è davvero una definizione geniale: quel tocco amarognolo e vegetale, vagamente terroso, ricorda davvero il gin. Un senso dolciastro di miele e caramella, non esattamente esaltante, completa il quadro.

F. legno assai allappante, che però ha il pregio di pulire la bocca e invitare a un altro sorso.

Sono questi i momenti in cui bisogna essere saggi. Al primo impatto, soprattutto al palato, la bordata di legno amaro, così invasiva su un distillato irlandese, ci aveva un po’ avvilito. Però, occorre vedere (e assaggiare) le cose dalla giusta prospettiva. Primo: è un blended, e per essere un blended ha del carattere. Secondo: ha 5 anni, il che significa gioventù e anche una certa dose di coraggiosa trasparenza nel dichiararlo in etichetta. Terzo (già detto): è un palato di grande pulizia. Stando così le cose, tendiamo a essere più generosi e a riconoscere lo sforzo e l’unicità. Avesse mostrato una frutta più decisa e una beva più piacevole sarebbe stato un buon voto, così ci fermiamo a un onesto 79/100. Chi volesse, lo trova anche su Aquavitae.

Sottofondo musicale consigliato: Placebo – The bitter end

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