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Ardbeg 25 yo (2020, OB, 46%)

Recentemente, la gamma di Ardbeg sta soffrendo (o beneficiando?) di disturbo della personalità multipla. Se la pandemia ha sicuramente giovato alla creatività della distilleria, con parecchie espressioni immesse sul mercato, è anche vero che si possono riconoscere tre filoni nella produzione: da un lato le sempre più frequenti limited releases, sperimentali e ardite; dall’altro nuovi giovani rilasci dall’età dichiarata (il Wee Beastie, l’8 yo For discussion); infine, ci sono le fuoriserie, i pezzi da novanta di invecchiamenti sostenuti e packaging sardanapalesco. In questo sotto-insieme, con il 19 anni che ancora non abbiamo recensito, maledetti noi, è entrato trionfalmente a fine 2020 anche il 25 anni, il più vecchio Ardbeg nel core range. Non è la prima volta che Ardbeg propone un OB di un quarto di secolo, lo aveva già fatto vent’anni fa con il Lord of the Isles. Stavolta si tratta di un marriage di soli barili ex Bourbon, e ne sono state rilasciate 6.500 bottiglie. Il packaging è molto Lvmh: una scatola nera con dei nodi celtici metallici. Eh niente, sono bravi questi francesi… almeno a fare le scatole. Il colore è miele, anche se con la confezione un po’ stona eh, potevano farlo color argento!

ardbeg-25

N: miele alla vista e miele all’olfatto. Un miele balsamico, che spalanca le porte a un’inaspettata selva di erbe di montagna, dalla ruta al rabarbaro. Il fumo arriva solo dopo, evidente ma delicato. C’è un senso di tisana, di acqua, miele e limone, di camomilla affumicata. E poi ecco un’altra nota eterea, di mare e alghe. Un’immagine ci viene in mente e siamo pronti ad andare a costituirci per aver avuto l’ardire di scriverla: acqua tonica affumicata. Sì, non ha senso. Eppure c’è mineralità, c’è china, c’è freschezza e fumo lieve. Non diremmo mai che ha 25 anni. Mela verde.

P: ora sì che lo riconosciamo, con quel suo peso specifico di torba e bruciature. Parecchio sale, più della media, che si posa su vaniglia e lemon curd. In generale ricorda un creme caramel molto bruciacchiato con sopra dei fiocchi di sale. Poi, come ci capita spesso negli Islanders over 20, c’è una dicotomia splendida tra il corpo grasso, oleoso e salato (il caro vecchio Patanegra un po’ ingiallito) e un’anima fruttata di cedro e ananas. Setoso, non esplosivo. Il retrogusto è più marino, haddock affumicato.

F: ancora pesce affumicato, oleoso. Reti da pesca. Cioccolato bianco affumicato, cannoncino e salmone. Schizofrenicamente delizioso.

Un gran bel bere sia per eleganza sia per setosità, senza dubbio è proprio la texture la parte più affascinante. Inversamente proporzionale all’arroganza del packaging, mostra un’eleganza un po’ indotta (si sente che sotto qualcosa morde il freno per emergere) ma preziosa. L’oleosità è la nostra nuova religione, considerateci adepti. Non sarà trascendentale, ma è buono oh: 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Future Islands – For sure

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