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Tormore 30 yo (1988/2018, Jack Wieber, 48.8%)

Sulla strada che da Aviemore, il centro del Cairngorms National Park (un paradiso, fidatevi) porta al cuore distillatorio dello Speyside, la distilleria Tormore recita il ruolo non particolarmente ambito di sentinella ignorata. Il suo design architettonico particolare con tetto e finiture di un curioso verde scuro dice che l’ombelico del whisky di Scozia è vicino, ma in pochi la degnano di una sosta. Un po’ perché la sua storia è recente – è stata fondata nel 1958 – e un po’ perché il prodotto fino a poco fa veniva semplicemente usato per il blended Long John, e a dirla tutta anche il core range attuale non è esattamente stellare. Dunque un’occhiata e poi via che avanti ci sono Cragganmore e altri paradisetti.
Eppure, Tormore ha una storia interessante che si intreccia soprattutto con quella del suo fondatore, il magnate ebreo americano Lewis Rosenstiel, uno che sembra uscito da un film di Francis Ford Coppola e di cui potete leggere il profilo romanzesco qui. Ad ogni modo, qui si divaga sul divano, tutta questa premessa è per presentarvi un Tormore 30 anni di Jack Wieber che abbiamo assaggiato allo scorso Whisky Revolution Festival di Castelfranco grazie alla benevolenza di Fabio Ermoli. Fa parte della serie Kreuzritter, ne sono state rilasciate 183 bottiglie e l’etichetta è di una bruttezza rara, con un elmo e uno scudo da templari e un cardo sullo sfondo. E sul tappo una ceralacca con sigillo crociato. Speriamo sia meglio il contenuto, che è molto chiaro, un oro pallido.

N. fine e fresco, piacevole anche se un filo alcolico. A dire il vero la prima sensazione è di erba dolce e frutta bianca croccante e brusca, tipo mela granny e carambola: un po’ poco, ma forse le nostre aspettative che erano alte. Serve tempo, ma con pazienza fa il suo ingresso una nostra vecchia conoscenza che tanto ha infestato la nostra fantasia: il kiwi gold! Qualcosa di verde e vaporoso, tipo profumatore ambiente alla felce (minerale, verde e dolce). Vaniglia e cereali del mattino, ma molto astratto e in secondo piano, da sparring partner. Naso più magro e austero. Cassetti di legno e nocciole. Cedro candito! Con acqua cresce il limone.

P: ti fa intuire le potenzialità finalmente. Ma è solo un’allusione. Molto coerente, cedro candito, di nuovo mela granny e una parte erbacea minerale, ma stavolta balenano scorci di tropicalità più evoluta, che però non si realizzano mai compiutamente. E’ un eterno tropicalis interruptus. In generale è molto più agrumato (pompelmo rosa, di nuovo cedro e arancia amara). La dolcezza da biscotto rimane molto nelle retrovie. Nel retrogusto una sverniciatina erbacea e maltosa (nocciolo di limone). Zero spezie e anche poco legno. Acqua vade retro: si fa ancora più amaro e sgradevole, si disunisce. Anzi si distrugge, diventa proprio cattivo.

F: pulito, erbaceo, limone, amarognolo e molto molto asciutto. Vi avevamo già detto che con l’acqua peggiora? Ecco, il finale si fa amaro come la vita.

Le nostre aspettative erano alte e altre. Di sicuro è un profilo che potrebbe piacerci molto, con quel minimalismo di frutta e austerità. Ha grandi potenzialità, ma rimane sempre un passo indietro. Gli manca qualcosa per arrivare alla frutta complessa e cerosa di un trentenne, gli manca qualcosa per raggiungere la cremosità evoluta, gli manca qualcosa per un finale epico come ci si aspetterebbe. Ha potenzialità, ma non si applica: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Madness – One step beyond

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