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Linkwood 15 yo (1985, Gordon & MacPhail, 40%)

Continuiamo la nostra opera di redenzione postuma recuperando un’altra bottiglia del Tasting facile 2019, un Linkwood di Gordon & MacPhail importato da Meregalli, che ancora oggi è il distributore in Italia dell’etichetta indipendente della famiglia Urquhart. Il liquido è stato imbottigliato nel 1985, dunque abbiamo a che fare con distillazioni di fine anni ’60, quando era ancora attiva la Linkwood A, che usava i Worm Tubs come condensatori – piccola nota storica, quella distilleria chiuse i battenti proprio nel 1985. La bottiglia è naturalmente da 75 cl. Il colore è ambrato scuro e ci pare di ricordare che quando lo assaggiammo insieme all’Harp Pub ci piacque assai.

N: molto carico, qui lo sherry ha dato tutto quello che poteva per vincere. Da una parte emerge un lato grasso e lattico, che ricorda la toma o il formaggio di fossa; dall’altra un lato acido di bucce e vinacce di uva rossa. Il resto è un caveau di tesori olfattivi sardanapaleschi: frutta a iosa (cachi maturi, marmellata di prugne, cheesecake ai frutti di bosco, quindi con la sua bella dose di burro). Qualcosa di sapido e organico, tra funghi secchi e sugo di arrosto agrodolce, carote cotte. Stivale di cuoio, pure. Un naso veramente profondo e ricco di suggestioni.

P: incredibile come a 40% mantenga una potenza e una espressività del genere. Si apre sullo sherry più puro, tra liquirizia, noce, fava di tonka e pralina di cioccolato fondente al caffè. Si mantiene pienissimo e secco, ma sotto c’è tutta la struttura del distillato a rendere l’esperienza piena e piacevole. Uvetta e fichi secchi e poi proprio lo sherry, con la sua bella parte di mandorla. Grande corpo possente, oleoso, noce e pasta frolla bruciacchiata, o forse strudel. Solo un grande distillato può sorreggere una botte così marcante senza crollare sotto i suoi colpi. Sparisce il senso di umami e organico. Invece compare una splendida nota balsamica di eucalipto…

F: …che si protrae nel finale, con legno, prugne secche e noci.

Una clamorosa dimostrazione di come – se il distillato e le botti sono di qualità – non occorrano gradazioni da reattore n.4 di Chernobyl per ottenere whisky memorabili. Quel che colpisce qui è l’intensità delle suggestioni e la solidità pazzesca di un whisky poderoso ma anche bevibile nello stesso tempo. Un punto in più per quel profilo secco che riesce a essere anche godurioso. 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Death in Vegas – Hands around my throat, con una Emmanuelle Seigner mirabolante

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