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Jameson Black Barrel (2019, OB, 40%)

Il predecessore Select Reserve

Stare appresso ai cambi di umore delle distillerie è complicato. Una mattina si svegliano malinconici e stravolgono il packaging, quella dopo si svegliano pieni di ottimismo e rivoluzionano il core range. E di mezzo ci va il povero consumatore, vaso di coccio fra vasi di ferro, che perde un po’ la bussola. Jameson, il gigante che sta trainando la rimonta dell’Irish whiskey nel mondo, dal 2016 ha dato una spazzolata di restyling alla sua offerta, con nuove espressioni come le serie “Deconstructed” e “Caskmates”, ma anche con una semplificazione di altri imbottigliamenti. Per esempio, il “Select reserve-black barrel” è diventato semplicemente “Black Barrel”, come Luigi che per gli amici diventa Gigi, o Giacomo che per gli amici diventa Ginki. Si tratta di un blended in cui la componente di pot still è corposa e che viene invecchiato in botti first fill Bourbon carbonizzate due volte. Ne esistono anche delle versioni elitarie a grado pieno “hand filled”, ma noi per ora ci limitiamo alla versione più pop. Il colore è oro antico.

N: AAA: aromatico, affilato, agrumato. Aromatico perché c’è quella nota di fiori che spesso troviamo nei Jameson e che non sempre apprezziamo, ma forse è solo una nostra idiosincrasia. Affilato perché ha una bella acidità vibrante. Agrumato perché sa di agrumi, no? Bisogna anche dire che in generale il colore è più “scuro”, anche se decisamente non black, perché la doppia carbonizzazione non si sente granché. Eppure a ben snasare ci sono note di humidor di sigaro, caramello e Snikers (cioccolato, caramello e arachidi). Ironicamente, sa anche un po’ di sneakers, cioè di Converse All Stars gommose. È la parte di grain che porta con se questo bagaglio olfattivo.

P: piuttosto manesco e sgarbato, come se tirasse gomitate alla nocciola a 360 gradi. La frutta secca la fa da padrona, avvolta nel caramello. Epperò c’è anche un alcol un po’ incoerente, seguito dal maledetto bouquet di fiori. Qui la botte carbonizzata – con il suo portato sticky, caramelloso e tostato – si sente decisamente di più. Frutta poca, inutile anche solo ipotizzarla, tanto è sempre e comunque coperta di caramello e sciroppo d’acero.

F: dolcissimo, zenzeroso, massiccio. Forse un tocco di caffè.

Un menhir di whisky. Come parte, arriva, in un orgoglioso sfoggio di monolitica solidità. Non si concede variazioni sul tema, ma neppure sbaglia troppo. Al netto di un primo palato un po’ da schiaffi, in generale sceglie di giocare la carta della dolcezza caramellata e la gioca piuttosto bene, anche perché le altre carte in mano non è che siano più vincenti. Chi è alla ricerca di caramello e vaniglia, ne andrà pazzo. Noi non ci vivremmo, ma riconosciamo le qualità: 81/100. Lo trovate anche su Aquavitae.

Sottofondo musicale consigliato: The Black Keys – Little black submarines

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