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Milano Whisky Festival – Oldies but Goldies (Glenlivet, Glenburgie, Glendronach, Mortlach, Caol Ila)

Una leggenda del whisky italiano, visibilmente a disagio per le espressioni dei compagni di selfie

La scorsa settimana c’è stata la quindicesima edizione del Milano Whisky Festival, per una volta drammaticamente virtuale e non dal vivo: non c’è bisogno che vi si spieghi il perché, giusto? Beh, mercoledì 18 novembre Andrea Giannone e Giuseppe Gervasio Dolci hanno aperto cinque bottiglie, scegliendo tra le loro selezioni nel corso degli ultimi 15 anni: sappiate che alcune sono state addirittura ricomprate in asta a caro prezzo, ma erano pezzi talmente speciali che non potevano mancare in una degustazione del genere. Bando alle ciance, andiamo ad assaggiare con un pizzico di malinconia: sarà che abbiamo scritto le tasting notes durante la degustazione, all’ora che precede la cena, ci è venuto naturale collegare i cinque whisky ad altrettante portate…

Glenlivet 11 yo (2007, James McArthur for Milano Whisky Festival, 43%)

N: grande freschezza, tè verde dolce. Una nota di fiori e profumi eleganti, da atelier del centro. Citrico, con qualche nota di frutta bianca , anzi, proprio litchis e uva bianca. Una bella acidità e una vera nota di materia prima, orzo e cereali da colazione. P: più semplice e diretto, con vaniglia, crema di limone e mela gialla croccante. F: nota molto netta di pepe bianco, che porta con sé un filo di legno e ancora tanta vaniglia e mela.

Che dire: un naso memorabile, con note davvero rare come il tè verde. Il palato non rispetta forse tutte le promesse del naso, ma per essere un malto entry (i due anfitrioni raccontano che costava 39 euro all’uscita) è eccezionalmente fresco, intenso e godibile. Aperitivo. 84/100.

Glenburgie 12 yo (2014, Gordon and MacPhail for Milano Whisky Festival, 48%)

N: ricco e setoso. Frutta gialla matura e buccia di mango. Siamo in un luna park americano, con  zucchero filato e frullato alla banana. Granella di nocciole. Miele di arancia. P: miele ancora in primo piano, questa volta più dolce, poi mille sfumature di cioccolato (anche “cotto”: brownie con molto burro) e una inedita nota di torrone bianco. Succo di mandarino, per regalarci un lato citrico. Sullo sfondo, strudel di mela. F: noce pecan, albicocca e un filo di ginger: lungo e ricco come il palato. 

Un esempio del perché bisogna dare corda a Giannone quando ci parla delle sue distillerie del cuore. Un malto da scoprire, muscolare e di grande bevibilita’, che – se ascoltato a fondo – svela una bella complessità.  Una prima portata davvero esplosiva, in stile pasta ripiena emiliana. 89/100.

GlenDronach 19 yo cask #1617 (1993/2012, OB for Milano Whisky Festival, 57,2%)

Ne abbiamo già parlato qui, quindi non occorre ripeterci troppo. Al naso, abbiamo notato una nota ulteriore, come di tabacco da pipa; il bocca ci è parso ancora più complesso di come l’avevamo descritto, con un descrittore di caffè (brasiliano, arabica) davvero spettacolare, e una bella acidità dell’arancia derivata dall’affinamento in cask ex sherry oloroso.

Forse, a distanza di qualche anno, ci starebbe premiarlo con uno se non due punti in più. Sfaccettato e profondo come una poesia, ma contundente, tanninico e potente come un vulcano. Main course, nella similitudine non può che ricordarci una lasagna o una parmigiana di melanzane.

Mortlach 16 yo (1992/2009, Waddel Hepburn for Milano Whisky Festival, 2009, 58,7%) 

N: metallico e carico, con una nota “sporca” evidente, di ottone e un ulteriore lato quasi balsamico (aceto balsamico, ma anche resina). Poca frutta (forse arancia rossa?) P: oleoso e pienissimo di sapore, quasi sapido. Un cenone di sapori. Stufato di maiale e mele, chiodi di garofano, pepe nero, cuoio, cioccolato, e poi menta (un Gerva visionario dice After Eight degli anni ’80) F: medio, forse non lunghissimo ma certamente elegante e ancora profondo, con un senso di arancia quasi passata, un pò muffita, crosta di sale e pepe.

Non uno sherry monster ma un monster in sherry, ottima esemplificazione di come la distillazione impatta sul risultato, con note uniche che quasi solo Mortlach ci sa regalare. Confermiamo la sensazione di trovarci davanti a un grande “secondo piatto”. 90/100.

Caol Ila 16 yo (1990/2006, Waddel Hepburn per Milano Whisky Festival, 56,3%) 

N: affilato, con ostriche, brace, lime e scogli bagnati dal mare, un filo di legno caldo. Spendido nella sua “Caol-ilicità”. P: incredibilmente educato per la sua gradazione, assolutamente non aggressivo, un gioco di pera e pepe. Si fa strada una torba poco fumosa e dolce, che ricorda il burro di arachidi, la salsa teryaki, legno aromatico bruciato. F: medio/lungo, con un filo di rosmarino bruciato e ancora una spruzzata di lime.

Giudizio: davvero caol ila è “Mr Consistency”, come dicono gli appassionati. Affilato ma elegante, lieve e insieme possente. Un dolce e un sigaro per chiudere la grande abbuffata. 90/100.

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3 thoughts on “Milano Whisky Festival – Oldies but Goldies (Glenlivet, Glenburgie, Glendronach, Mortlach, Caol Ila)

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