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Puni Arte Edition 01 (2020, OB, 43%)

Dopo 8 anni di alambicchi riempiti, scaldati e svuotati, ormai anche i più distratti dovrebbero essersi accorti che in Italia c’è una distilleria di whisky perfettamente funzionante. La Puni, piccola realtà familiare altoatesina, si è nel tempo guadagnata il rispetto di tanti whisky aficionados per il coraggio dimostrato e per la qualità di alcuni imbottigliamenti (a noi era piaciuto soprattutto Puni Nero); e oggi si ritrova a essere sicuramente la nave scuola per le tante distillerie (più o meno micro) che nel nostro Paese iniziano a guardare con interesse al mondo del whisky. Otto anni di distillazione sono una briciola rispetto alla storia bicentenaria di certe distillerie scozzesi o irlandesi, ma ormai i tempi sono maturi per dei virtuosismi e quindi… Arte fu! Uscita pochi giorni fa, questa edizione limitata a 3900 bottiglie è la prima di una serie dedicata “all’arte di creare italiano”, e nasce dall’assemblaggio di botti ex bourbon e botti ex Scotch whisky, delle quali la maggior parte ha contenuto whisky torbato di Islay. L’età non è dichiarata ma dovrebbe contenere il whisky di alcune delle botti più anziane messe a riposare nelle warehouse di Glorenza. Non colorato e non filtrato a freddo, cosa inusuale per un whisky ridotto a 43%.

N: diciamo subito che l’alcol è pressochè inesistente. Gli aromi risultano ben dispiegati. Sorprende l’influenza decisiva delle botti ex Islay, c’è tanto mare, alghe e anche un discreto fumo smoggoso. Terra bagnata, c’è un senso generale di umidità. La parte più zuccherina pare ben integrata a questi primi spigoli, tra mele gialle, arancia e mandarino. Crema e vaniglia a dare un senso di materia pastosa, anche se per la verità il profilo generale è delicato.

P: il corpo a 43 gradi non può certo essere esplosivo, ma non possiamo nemmeno lamentarci, perché guadagniamo così una buona beva. L’attacco è ancora Islay style, con sale, alghe e una torba leggera cenerosa ma insistente, stizzosa. Subito dopo sono le note più classiche dell’invecchiamento in barili ex bourbon a presentarsi facili facili: vaniglia, confetto, zucchero a velo. Un filo di agrumi a dare freschezza e poi esce la gioventù, sotto forma di cereali del mattino glassati e pane cotto a legna.

F: erba secca, erba bruciata, cereali e anche vaniglia. Abbastanza lungo, interessante nella sua pulizia.

Al di là dell’effetto sorprendentemente vistoso delle botti ex Islay, l’assemblaggio è stato confezionato con molta grazia, lasciando alcuni sprazzi di distillato ben in evidenza. Sono assenti speziature ed eccessi legnosi e tutto è ben integrato; d’altra parte la semplicità di una certa dolcezza bourbonosa ce lo fa percepire come un whisky da bere senza troppi intellettualismi, ad ampie sorsate. In questo anno di separazione forzata dalla Scozia, Puni Arte ci fa sognare Islay, ma con la consapevolezza che un buon whisky ce l’abbiamo anche noi qui in Italia: 85/100. In Italia lo si trova qui su whiskyitaly.it.

Tra l’altro è piaciuto molto anche al compagno di bevute virtuali whiskyart.

Sottofondo musicale consigliato: Deer Tick – Art Isn’t Real (City of Sin)

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