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Glenugie 1966 (1986, Samaroli, 55%)

Nella “Ghost league”, il campionato delle distillerie chiuse, dove chi si piazza meglio diventa oggetto di culto e collezione, facendo schizzare le quotazioni delle proprie bottiglie in asta, la competizione è aspra. La strage del 1983, con la chiusura a tappeto di tante realtà dello Scotch, è stata senza dubbio il più grande generatore di fantasmi della storia. Tra queste, Port Ellen e Brora sono le più rinomate, anche grazie al lavoro scientifico di valorizzazione “premium” dei loro stock messo in atto da Diageo. Ma in zona Champions, insieme a Rosebank, Littlemill e Imperial, c’è anche Glenugie.
Della distilleria di Peterhead, sulla costa orientale di Scozia, nell’Aberdeenshire, abbiamo recensito finora solo un monumentale 23 anni di Duncan Taylor. Così, in pieno delirio di onnipotenza, ora rimaniamo nell’empireo con un 20 anni del 1966 marchiato Samaroli. Dateci un bavaglino, che ci stiamo sbavando addosso per l’invidia da soli…

N: l’alcol non si nasconde, ma è incluso in una prima patina un po’ vaporosa – e soprattutto testimonia la grande vivacità di questo vegliardo, rimasto in vetro per quasi 40 anni. La prima nota che colpisce è una frutta tropicale davvero esplosiva, eccezionale, che diremmo “papaya”. Accanto, c’è una nota mentolata, proprio di foglia di menta fresca. Un po’ di vaniglia, un po’ di un malto d’antan, del cioccolato bianco. La frutta evolve e diventa pesca sciroppata, con il tempo… Pian piano si apre una coltre da vecchio Clynelish, per intenderci, con cera d’api in grande spolvero – forse un lievissimo velo torbato? Complessissimo, in costante ed esaltante evoluzione.

P: esplosivo, anche qui, soprattutto per il versante fruttato: papaya ancora, incredibilmente intensa, ma poi anche mango (con le sue punte resinose, quasi balsamiche), maracuja, un po’ di arancia; pesca dolce e matura. Attacca poi un senso di tostato, forse addirittura di leggermente torbato, a dare una venatura minerale. Va chiudendosi sul legno, con un senso leggermente secco.

F: parte con una fiammata di frutta, poi si chiude su note di legno, di burro e un po’ di panna – se dicessimo “burro al cocco”, avrebbe senso per qualcuno?

Se 666 è il numero della Bestia, 93/100 è il numero di Glenugie. Un whisky misterioso, che fra le pieghe del tempo nasconde segreti difficili da svelare. A chi ci fa notare con un sorriso che abusiamo della tropicalità fra i descrittori (non sapete quanto ne abusiamo a casa, Giacomo mette la maracuja anche nel caffelatte!), diciamo che questo tipo di frutta, così “avanti”, grassa e cerosa, è il nostro Zenit per i whisky over 20. Andremmo avanti ad annusarlo per sempre. Grazie a Enrico Gaddoni per il sample!

Sottofondo musicale consigliato: Johnny Cash – God’s gonna cut you down. Perché la livella arriva per tutti, sperando che arrivi anche per certi prezzi…

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