Masterclass - La Bevuta Degli Dei - Milano Whisky Festival - SOLD OUT

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BOTTI DA ORBI: TIPI DA SPIAGGIA – pt.1

Questo è il periodo dell’anno in cui sui siti maturano gli articoli acchiappa-click tipo: “10 consigli per dimagrire mangiando come un porco inveterato”, “10 tipi di costume che valorizzano le smagliature” o “10 whisky da bere in estate”.
Per carità, a ciascuno il suo. Ma a costo di sembrare snob, qui si tenta invece una nuova frontiera della narrazione dram-matica, ovvero ci si diletterà a tratteggiare la fisionomia di qualche whisky con lo stesso spirito da entomologo umano di chi arriva in spiaggia e si guarda intorno, analizzando la folla. Non vere e proprie recensioni, ma colpi d’occhio ed impressioni, un aroma come un sopracciglio, un retrogusto come la linea di un sorriso. Se spesso i malti ci sembrano dotati di personalità, sex-appeal, difetti imperdonabili e uno stile del tutto unico, allora perché no?
D’altronde, sul serio preferireste farvi raccontare con piglio da “ti spiego io” che con 35 gradi all’ombra è consigliabile sorseggiare whisky on the rocks o un Mizuari fresco piuttosto di un Ledaig 18 che sa di castagne sul fuoco e stufato di cinghiale affumicato? E poi: ma se uno ha voglia di portarsi sul bagnasciuga l’A’bunadh nel thermos invece dell’tè alla pesca, ma saranno pure un po’ casks suoi no?

Johnnie Walker Sweet Peat (2018, OB, 40.8%)
alias “L’animatore del villaggio turistico”

E il torneo di pallavolo, e la corsa nei sacchi, e il tiro alla fune, e il gioco della bottiglia, e il Menehito… E basta cazzo! Povero, lui fa il suo mestiere e probabilmente se ne starebbe meglio in silenzio ad ascoltare gli Alan Parsons Project e a leggere Joseph Roth all’ombra, ma gli tocca allietare le folle e si adegua. All’animatore si chiede di animare, a un “Sweet peat” che sia dolce e torbato. Detto e fatto, si parte con la gara di fruttini vaghi: la squadra della marmellata di albicocche contro la squadra delle crostatine alla pesca. Ma a sorpresa vince la squadra del succo d’ananas. Non c’era? Va beh, è arrivata dal villaggio vicino. Poi scatta il karaoke della zuccherinità: un assolo di caramello, un coretto di marzapane, un gorgheggio di melassa.Infine gara di limbo sulla torba, ma il livello non è alto eh.
Al buffet del palato si va di dolciumi, ballando il “Gioca Jouer”: dormire, salutare, Estathè alla pesca, caramello, Superman, autostop, chiodi di garofano, marmellata di pesche, nuotare, spray, acquoso, mandarino, vaniglia, clacson, torba…
Poi tutti si ricordano di avere il braccialetto all inclusive, mollano lì l’animatore col suo finalino alcolico di mandorla, e vanno a distruggersi di Mai-Tai al bar. E il nostro eroe, che con spirito di servizio si è banalmente dedicato a piacere agli astanti, può ritirarsi senza infamia e senza lode. 78/100.

Glen Keith Distillery edition (2018, OB, 40%)
alias “La ragazzina fastidiosa come la sabbia nel costume”

La bilancia recita 41 kg vestita ma sai già che la sua pesantezza graverà sulle tue gonadi molto di più. Sarà l’età giovanissima, sarà che non voleva venire al mare con la madre e il fratello piccolo. Fatto sta che la sua missione è rendersi insostenibile. La madre le dice se vuol fare il bagno e lei mette un broncio di cioccolato bianco e banana gommosa Haribo. Allora la madre le chiede se vuole giocare a carte e quella per tutta risposta fa una smorifa stucchevole di ananas sciroppato, orzata e marshmallows. Se la dolcezza fosse un peccato portale, questa ragazzina finirebbe dritta all’inferno.
Allora si attacca al cellulare con le amiche e con voce sgradevole enumera i motivi per cui il suo pomeriggio è penoso quanto il palato di questo whisky: zuccherino, poveretto, tutto su banana e pompelmo. Ci infila anche delle stoccatine alcoliche sgradevoli e una punta volgare di segatura. Poi la madre finalmente si incazza e se la riporta in albergo proibendole di uscire, in un finale fulmineo e misero di alcol, zenzero e vaniglia.
Sui giovani d’oggi ci scatarro su, cantava qualcuno quando ancora non era un guru. Ma se gli adolescenti di oggi sono così, banali, debolucci e sgarbati senza un perché, c’è poco da essere ottimisti. 76/100.

Old Guns finest (anni ’80, OB, 43%)
alias “L’anziano in canottiera col sudoku”

L’aria del vecchio malvissuto ce l’ha nel nome e pure nel naso, con quel che di stantio, salmastro e impolverato che lo segue ovunque. Non si porta la frutta a spiaggia, anzi ci viene con un panino al prosciutto cotto rancido e la canottiera unta con cui ha riparato l’Ape Piaggio, che ancora si sente puzza di ingranaggi. Aspetta che l’asciugamano lo metto più in là. Lui si siede un po’ timido, che i blended non brillano per consapevolezza. E dalla bisaccia estrae un palato di torba minerale, ben esibita come la Settimana Enigmistica che compila compulsivo. Ha un corpo magro, emana di nuovo salsedine e sbuffa grafite ogni volta che un pallone rotola lì vicino, sfoggiando un sorriso dolciastro. Indeciso se optare per due bracciate che gli ricordano la gioventù a Port Ellen o finire le cornici concentriche, resta poco e se ne va via quasi subito. E mentre svanisce tu ti chiedi se da giovane fosse un tizio piacevole, perché ora come ora non si direbbe. 79/100.

[Continua…]

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