Masterclass - La Bevuta Degli Dei - Milano Whisky Festival - SOLD OUT

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Ardbeg Blaaack (2020, OB, 46%)

Ardbeg Blaaack packaging
Pecora nera?

Con colpevole ritardo – ci siamo addormentati contando le pecore sulla scatola – siamo finalmente pronti a dire la nostra su uno dei rilasci più attesi dell’anno, ovvero la limited release dell’Ardbeg Day. Quest’anno, sorprese come se piovesse. Ed essendo in Scozia quando piove, piove duro: per prima cosa, celebrazioni tutte virtuali causa Covid; poi, limited release ancora più speciale perché si festeggia il ventesimo anniversario del Committee, ovvero la setta di cavalieri che hanno giurato di non lasciare mai più chiudere la distilleria-Graal di tutti noi templari del whisky. Per tutto ciò, l’imbottigliamento di quest’anno doveva spiccare: tipo una pecora nera in un gregge di candide e lanugginose amichette. Ce li vediamo, i ragazzi su Islay, provare ad affinare il distillato in haggis o in bidoni del latte… Almeno finché l’intellettuale del Committee non ha avuto la geniale idea: pecore=Nuova Zelanda. Nuova Zelanda=kiwi: non funziona. Nuova Zelanda=All Blacks di rugby: non funziona, ma almeno cromaticamente ci siamo. Nuova Zelanda=Pinot Nero: eureka! E così, eccolo qui “Blaaack”, il primo whisky onomatopeico, che celebra il gemellaggio fra le greggi di Scozia e di Nuova Zelanda, dove nel 1982 c’erano 22 pecore per ogni abitante (oggi sono meno di 6, povereeeeh…). Dall’ovino al vino il passo è breve, così come dal genio allo scivolone. La Committee release è imbottigliata a 50,7%, noi ci cimentiamo con quella più plebea a 46%. Vediamo come si comporta questo finish in barili di vino rosso, di solito così difficile da gestire…

Ardbeg Blaaack

N: mmm. Che è il verso della mucca, ma anche il nostro al primo naso. C’è subito una zaffata di arancia in varie declinazioni: Orangina e té all’arancia a testimoniare subito un che di tannico. Eppure non pensatelo particolarmente vinoso. Il finish infatti più che altro appiccica al distillato una dolcezza succosa e parecchia spezia, soprattutto Angostura e vagonate di cannella. La frutta è vaga e un po’ artificiale, tra albicocca secca e pesca sciroppata. E la torba? C’è, ma è come se abitasse su un altro pianerottolo. Ci sono marshmallows bruciati e carne affumicata, magari glassata, un che di tizzoni ardenti. Colpisce quel che manca, ovvero il mare. Curioso per un whisky bi-isolano pensato fra Islay e la Nuova Zelanda. Col tempo, un po’ di sedano. Mmm.

P: beeeeh. Che è il verso della pecora, ma anche il nostro all’attacco del palato. Sorprendentemente watery e un filo sfarinato. In bocca sembra avere una dannata fretta di scappare via: debutta dolciastro (ancora pesca sciroppata, succo d’arancia e caramello bruciato), poi scivola presto nel territorio acido del Pinot (bucce di pesca, amarene acerbe) e in un attimo si è alla torba. Che è sparata, moderna, tutta sulla carbonella, sostenuta da un alcol non del tutto integrato. Col tempo spunta la nota più interessante, quel classico mix di inchiostro e mirtillo dei torbati in wine cask.

F: non lunghissimo, mandarino, zucchero di canna bruciato e una torba leggermente amarognola.

Siamo in difficoltà. Nonostante esteticamente questa bottiglia sia una delle più belle messe sul mercato dagli arbitri di eleganza di LVMH che possiedono il marchio (magari avremmo evitato solo la foto dell’ariete in retroetichetta…), a noi spetta il ruolo di arbitri di whisky. E per noi è un no. Il peggior difetto di questo dram è che sembra del tutto slegato, dall’inizio alla fine. La dolcezza aranciata estrema e la torba esasperata vanno ognuno per la sua strada, fanno a gara a chi urla di più, che come si dice qui “chi vusa pusé la vaca l’è sua”. Solo che qui parliamo di pecore e whisky, che nella fattispecie ha anche un mouthfeel non particolarmente sexy, al tempo stesso debolino di corpo ed esagerato come picchi di gusto. Le ultime limited release, seppur non indimenticabili, potevano essere eccessivamente dolci e semplici, ma erano prodotti piacevoli. Qui la piacevolezza si ferma al packaging. Peccato. 79/100.

Sottofondo musicale consigliato: Builders and butchersBlack dresses.

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