Il Kilchoman Sanaig, introdotto nel 2015 per la prima volta nel core range della distilleria agricola di Islay, è una sorta di imbottigliamento di passaggio fra il Machir Bay invecchiato in ex bourbon e il Loch Gorm invecchiato in botti ex sherry Oloroso. Per la precisione – sapete che abbiamo un piccolo disturbo ossessivo-compulsivo – invecchia al 70% in bourbon e al 30% in Oloroso. “Lo sappiamo già, buffoni!”, ci pare di sentirvi mentre protestate veementemente contro la nostra superflua saccenza. Ma quel che forse non sapete è che da quest’anno Kilchoman ha deciso di lanciare anche una versione a grado pieno del Sanaig. Tiè.
Le proporzioni di botti usate sono le stesse, ma come è autoevidente dal nome, cambia la gradazione. Siamo curiosi, il colore è un bel rame.

N: l’alcol c’è, e non poco. L’ingresso è abbastanza rude, ha bisogno di tempo e approccio soft. Lo sherry è evidente, con una bella coltre di bucce di pesca al vino, arancia in buccia, uvetta e mirtilli rossi essiccati. Sherry fruttato? Abbastanza, ma non solo. Perché poi spunta anche della polvere, polvere di cacao e cannella e anche chiodi di garofano. Poi certo, c’è la fuliggine, densa, molto marittima, come il fumo che si alza da un peschereccio nel porto. Catrame e ruggine. E anche una certa dose di carne al barbecue e bbq sauce. Té molto infuso. Profilo da peso massimo.
P: caldo, torbatone e alcolico. Una sberla che lascia le cinque dita in faccia. Dopo un attacco breve sui toni della caramella mou, l’alcol è severo e gratta anche un po’. Poi è la volta delle note sherry, ancora sugli stessi toni polverosi di cacao, amarene e bucce di pompelmo, uvetta bruciata e pane alle noci. Fuoco e dolcezza, con un retrogusto di chili. Col tempo l’alcol trova una sua serenità: cioccolato al latte con il peperoncino. Noce moscata e sale e una certa dose di oleosità. Con acqua si fa più dolce e pastoso: mandorla e pan di spagna all’arancia. Fiesta, intesa come merendina, non come party.
F: lungo, braci, uvetta bruciacchiata e succo d’arancia. Con acqua si allunga ulteriormente la sensazione di torba e sale.
Grande, grosso, muscolare, maleducato a tratti. La gioventù e la gradazione lo rendono prepotente, anche se bisogna ammettere che dopo qualche minuto – sia al naso sia al palato – trova una sua quadra e un suo equilibrio. La torba è senz’altro ben integrata e il finale assai soddisfacente, però andrebbe venduto con un parental advisory come gli album death metal. Diciamo che sta nel campionato dei bestioni che ti suonano la sveglia a sberle. Qualche volta ci sta, ma non sempre. 84/100.
Sottofondo musicale consigliato: Metallica – Hardwired
