La distilleria del piede bruciato (Burnfoot, così si chiamava alla sua fondazione nel 1833) è una delle più amate dai turisti, perché è poco meno di un’ora di auto da Glasgow. Di proprietà del gruppo Ian MacLeod dal 2003, quando Edrington la mise fuori rosa come un esubero, come un Alexis Sanchez qualsiasi, a noi è sempre stata simpatica. Abbiamo già assaggiato parecchi batches della versione cask strength, oggi affrontiamo il numero 8, che matura in un mix di barili ex bourbon ed ex sherry. Il colore è ambrato, con riflessi rame.

N: ci mette un po’ a farsi notare, inizialmente l’alcol è abbastanza pungente, caldo. Poi ecco il legno, con gusci di frutta secca (le nocciole appena spaccate e aperte) e spezie. Soprattutto cannella: citiamo il trdl, quella sfoglia a forma di cilindro zuccherato che si mangia nelle fiere della Repubblica Ceca e dell’Ungheria. Ma quanto siamo multiculturali, eh? Mele rosse candite, insomma sa di fiera. Puntine di esteri, benzina al pompelmo, che tra l’altro inquina pochissimo! Col tempo emergono cesti di albicocche secche e albicocche sotto spirito, crema alla vaniglia. Fiori bianchi, anche, e cioccolato Kinder al latte.
P: il primissimo sorso è dolce, con mele caramellate, toffee e cioccolato al latte, ma subito come nei film horror arriva il serial killer che ammazza tutti, trasformando la scena idilliaca in un mattatoio. Fuor di metafora, il serial killer di sapori qui è l’alcol, che sventra abbastanza la cavità orale senza pietà. Ci si abitua a tutto, quindi anche a questo impatto pesante. Biscotti alla cannella, cioccolato al latte ancora, pepe, paprika piccante. Anche cuoio e tabacco, anch’esso piccante. Si fa più secco e tannico col tempo, ma l’alcol ancora bruciacchia. Una piccola diluizione non cambia il profilo, emerge più legno amarognolo.
F: legno, spezie (chiodi di garofano), fuoco alcolico e toffee. Lunghetto, con bucce di prugna.
L’alcol è davvero molto impattante, guasta un po’ l’esperienza. Si sente che è giovane, ma il problema è che è anche un po’ sgarbato. Peccato, perché fra le fiammate di gradazione ci sono lampi di piacevolezza. Lo paragoniamo al Tamdhu a grado pieno e questo ci sembra senz’altro migliore, seppur sempre nei territori della potenza con poco controllo. In particolare un punto lo guadagna il finale, medio-lungo e soddisfacente: 84/100.
Sottofondo musicale consigliato: Grave pleasures – Joy through death
