Prosegue la settimana in compagnia degli imbottigliamenti di Chorlton dalla serie “Nouvelle vague”, con annesse etichette di scene medievali bucoliche. Oggi tocca a un onusto Tullibardine, distilleria che qualche simpatico guascone definì “la nuova Macallan”. Si scherza, Tullibardine conosce i suoi limiti. E se non li conosce ci siamo qui noi per ricordarglieli: raramente ne abbiamo assaggiato uno buono. Oggi potrebbe essere la volta buona? Un 29 anni a grado pieno invecchiato in un ex bourbon hogshead, che ha dato 181 bottiglie. Dai, San Chorlton fai il miracolo: trasforma il Tullibardine in ambrosia! Il colore è vino bianco.

N: a San Chorlton va di lusso che su questo blog le bestemmie non sono ancora ammesse, altrimenti avrebbe raccattato un sontuoso paragone con un animale da cortile. Il primo naso è tragico. Sul serio, ci sono note così sbagliate che abbiamo dovuto resettare il naso per essere sicuri. C’è innanzitutto un senso di acido butirrico imperante, che non bisogna essere maestri distillatori per capire che proviene da una distillazione ad minchiam. Burro rancido, limone caramellato, orange wine, e soprattutto una nota di grappa di moscato che non vorremmo accostare neppure al whisky del nostro peggior nemico. Cioccolato bianco, legno, cose così, non sufficienti a trarlo dalla palude di pessimismo in cui ci ha gettato.
P: beh, migliora. D’altronde per peggiorare l’unica chance era farci cadere i denti. E non ce li fa cadere. Amarognolo, con parecchio albedo di agrume, cereale, pane ai cereali. Improvvisamente comprendiamo una cosa che al naso ci era sfuggita: è un whisky metallico, in cui il rame dell’alambicco si riverbera per tutta l’esperienza degustativa. Qualche mela, qualche cucchiaio di miele, svariati ciocchi di legno, qualche oncia di ottone: la ricetta dell’amore.
F: piuttosto corto e anonimo, con pane, legno e (poca) fantasia.
Si è colto che siamo delusi? E voi direte: cazzo, è un Tullibardine, cosa vi aspettavate? Eppure tanta è la stima per David di Chorlton che eravamo convinti avesse trovato l’unicorno della distilleria, il barile buono in un mare di mediocrità. No, siamo su un pedalò nel mare della mediocrità e non ci muoviamo da lì: naso male, palato normale, finale così così. Sul serio, 74/100, forse il peggior Chorlton di sempre.
Sottofondo musicale consigliato: Chloe Feroanzo – No surprises (Radiohead cover)
