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RE ATHRU’ E I DUE WHISKeY DELLA TAVOLA ROTONDA

Scusate non abbiamo resistito, il fatto è che quando ci sono dei giochi di parole per noi la tentazione è come quella di dare dei calci a un pallone: dobbiamo farlo e basta. Tuttavia, nonostante l’assonanza, Athrù (pronuncia ah-roo) non è un refuso di un antico sovrano del ciclo bretone cavalleresco, bensì un marchio di Irish whiskey. Non una distilleria, ma il brand scelto dalla distilleria Lough Gill per imbottigliare whiskey “sourced” – ovvero reperito da terzi. Nella fattispecie da quel geniaccio di Billy Walker, che nel 2015/16 ha selezionato oltre 500 barili di single malt prodotto da Cooley e The Shed, con cui ha preso il via il core range di Athrù.
Noi siamo incappati nel banchetto al Milano Whisky Festival e non abbiamo potuto esimerci dal fare battute sulla spada nella roccia e dal prendere un paio di samples dei tre imbottigliamenti ufficiali (Trilogy). Prima di dirvi come sono, piccolo aggiornamento: nel 2022 il gruppo americano Sazerac, che già possiede Buffalo Trace, ha acquistato la Lough Gill distillery e tutta la Hazelwood House, che nei piani dovrebbe portare oltre 150mila turisti l’anno nella selvaggia e bellissima contea di Sligo.
Va beh, ora andiamo di recensioni, suvvia, che la tavola rotonda è imbandita.

Athrù Keshcorran 14 yo (2018, OB, 48%)
Invecchiamento in botti ex bourbon e affinamento in Tokaji ungherese, 6600 bottiglie prodotte. C: oro con riflessi rosa. N: molto aromatico, quasi profumato. Zagare, arance navel, crema cotta alla vaniglia. La parte floreale si allarga all’acqua di rose, una dolcezza di pesche sciroppate e miele si allarga a macchia d’olio. Dolcetti mediorientali, glassa, pistacchio, petali caduti su un tavolo di legno massello. Clementine, vaniglia. Un naso apertissimo e assai zuccherino. P: bell’impatto, con una frutta dolce subito seguita da un legno austero, immediatamente asciuttissimo e quasi polveroso. La sensazione è subito di un distillato oleoso, strutturato. La prima nota è una frutta cotta, macerata: pesche al moscato, mele al forno, banana bread. La parte dolce avvolge tutto il palato, come miele è proprio il caso di dirlo. Poi però ecco un’astringenza appuntita, fatta di legno, pepe bianco, un prolungato senso di erbe amarognole (la ruta? il coriandolo piccantino?). Palato strano. F: spezie, legno, mandorla amara, bucce di arancia.
Un naso morbido e molto accogliente, che non nasconde le dolcezze del barile. Veramente incantevole. Un palato più ondivago, dove l’anima dolce si alterna a un impatto più legnoso/amarognolo del legno. Come avrete capito, il primo meglio del secondo, in cui la sensazione di piccantezza ruvida dell’alcol si prolunga un po’ troppo. Diremmo un 85/100.

Athrù Annacoona 14 yo (2004/2018, OB, 48%)
Anche qui un 14 anni tirato in 6600 esemplari, solo che stavolta la maturazione avviene in botti sherry (PX e Oloroso). C: oro zecchino. N: più “consueto”, per quanto possa essere consueto un single malt Irish whiskey invecchiato in sherry. Siamo sui territori dello sherry più “chiaro”, tra nocciole tostate con la buccia e biscotti Speculoos. Ci sono pesche, pere, uvetta sultanina. Col tempo emerge qualcosa di frutti di bosco essiccati (more, mirtilli) e rimane un senso di scaffale impolverato. Fiori anche qui, anche se meno rispetto al Keshcorran. Più timido di quel che ci saremmo aspettati. P: invece qui sembra più equilibrato. Lo sherry – sempre secco, sempre molto “dritto” – si fa sentire: cacao in polvere, caffè, fieno, legno. Cioccolato al gianduia senza zucchero. Per aver ospitato del PX, è molto severo. Erbe della tisana essiccate, un accenno di Oloroso ossidato. Le spezie si sentono ma rimangono delicate: cannella, noce moscata. Nel retrogusto torna il legno. F: più lungo, tutto su pesche, legno e ginger ale.
Diamo subito un 86/100, così vi diciamo per prima cosa che ci è piaciuto di più questo. A dire il vero, quel che ci ha colpito di più è stato il naso del precedente, ma in generale Annacoona ci sembra più compatto, la doppia maturazione ci sembra più coerente e anche la stessa esperienza di assaggio è più piacevole. Un bel whiskey invecchiato con discrezione in barili ex sherry “magri”.

Sottofondo musicale consigliato: Art Brut – Good weekend

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