Il 2023 è stato l’anno del centenario per Yamazaki, la prima distilleria di single malt giapponese. Il gruppo Suntory, proprietario del marchio, ha giustamente celebrato la ricorrenza con una serie di imbottigliamenti stratosferici (anche nel prezzo…). Grazie all’impareggiabile Corrado e ai suoi lunghi tentacoli, in grado di arrivare perfino a dei set di samples spacciati da loschi figuri olandesi, siamo riusciti ad assaggiarne qualcuno. Iniziamo oggi con questa limited edition di Hakushu, l’altra distilleria del gruppo, che sorge sulle Alpi giapponesi e da sempre produce un whisky delicatamente torbato e dalle spiccate note vegetali. Ecco dunque che si spiega il nome di questa release: “Japanese forest”. Il “bittersweet” si riferisce invece ai cask ex sherry nei quali è maturato. Il colore è un mogano rossastro, bellissimo almeno quanto il packaging.

N: siamo già nei territori della meraviglia. Si apre con un mix di resina e amarene fresche, che vira presto su bacche e sottobosco: mirto, ginepro, le Ricola nere, quelle alla mora ed erbe di montagna. Muschio, conifere. La freschezza boschiva (non è suggestione, c’è proprio una tonalità balsamica e vegetale, da Vix Vaporub) si unisce a una dolcezza di datteri e prugne secche. Il fumo è lontanissimo, verde, come un camino dall’altra parte della valle. Col tempo lo sherry porta con sé anche note di cuoio. I divani di pelle di un fumoir, dice Corrado. Che benessere…
P: l’Oloroso qui prende in mano la situazione e spande a piene mani sensazioni di uvetta, marmellata di more senza zucchero, cataste di fichi secchi e mirtilli. Rimane sul lato asciutto dello sherry, con una parte vinosa robusta ma mai astringente. Cacao, chinotto, quella sensazione di prugne golose che si trova in certi vecchi cognac. La parte affumicata si nota di più, è più scura: cacao affumicato non esiste, eh? Qualcosa di sigaro, biscotti alle noci. Il corpo, nonostante il grado basso, è eccellente. Se ha un difetto, è che parte e arriva nello stesso modo, senza troppi saliscendi sensoriali.
F: lunghino, balsamico: mirtilli e prugne affumicate.
Chiamate la Forestale, perché questa foresta che la portiamo via tutta. Scherzi a parte, è un whisky molto giapponese, nel senso che è misurato, delicato, nulla è fuori posto. Sbagliato giudicarlo col metro di giudizio scozzese, per cui potrebbe risultare un po’ troppo discreto. Elegante, armonico, mai banale, riesce a valorizzare sia la parte vegetale del distillato, sia quella del barile. A fare un passo indietro è la torba, molto tangenziale in questo whisky. A noi è piaciuto molto: 90/100.
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