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Puni Arte edition 04 (2023, OB, 48%)

Siamo gente di parola, almeno quando si tratta di recensioni. E dunque eccoci qui a mantenere la promessa della piccola chicca in anteprima, ovvero la nuova Limited Edition della serie Arte rilasciata da Puni. Della serata organizzata da Claudio Riva di Whisky Club Italia abbiamo già detto, quindi tagliamo le premesse al minimo e andiamo subito al dunque.
L’edizione n.4 è un single malt e invecchia per 5,4 anni – amici altoatesini, il sistema decimale è bellissimo e chiunque abbia a che fare con iarde e galloni ve lo confermerà, ma per misurare gli anni di invecchiamento di un whisky non è comodissimo eh – in barili ex Merlot del produttore Nals Margreid, di Nalles. Altra particolarità: il malto è stato distillato dopo un ciclo di distillazione di malto torbato, quindi ci aspettiamo note affumicate di rimando. L’outturn è di 4.930 bottiglie, quindi non esattamente poche. C’è grande curiosità, perché il Nero invecchiato in Pinot Nero appunto era stato ondivago. Si comporterà meglio il Merlot? Intanto il colore è un bellissimo rame carico. Si beva.

N: un filo di fumo si alza subito, nemmeno troppo nascosto, seppur delicato. Non è né carbone né cenere, piuttosto il profumo di uno chalet in cui in passato è stato acceso il camino, oppure del cuoio appena marchiato a fuoco. Insomma, un fumino gentile. Poi ecco squadernarsi la frutta rossa dei secoli: marmellata di amarene, pesche al vino, uva nera… Il Merlot apporta anche un senso quasi floreale, di viole, che confina con una nota molto particolare: il mirto! Il secondo naso si scinde un po’, da un lato il legno (liquirizia, anche) e dall’altro un gelato di Malaga. Secco da una parte, morbido dall’altra. Curioso, non amalgamatissimo ma dall’effetto piacevole.

P: pieno e ricco e di nuovo piacevole. Si apre con note più scure di cioccolato, liquirizia e caramello bruciato. Ecco, la bruciatura: è ancora torba di rimbalzo, ma con una venatura un po’ più sporca, di scotch e colla. Il corpo è ben oleoso, con ribes rosso e canditi di frutta varia. La torba è ancora evidente, accompagnata anche da tannini energici. Meno elegante rispetto al naso, perde in compostezza, ma rispetto al Nero sembra più integrato. Uvetta del panettone bruciacchiata nel forno.

F: guizzi di acidità da bucce di uva rossa e un consistente senso di caramello bruciato, arachidi salate e quel pane con uvetta e nocciole tipico della Corsica.

Prima il voto al whisky, che è un 84/100 convinto, frutto di una mediazione fra il naso più equilibrato del previsto e un palato in cui la botte ex vino fa il suo mestiere, esondando anche un po’. Nel complesso non un whisky ciceronianamente misurato, ma un bell’animaletto pimpante e quasi indomabile, anche se mai feroce.
Poi, il nostro trascurabile e non richiesto contributo al dibattito che sui social si è recentemente scatenato sulla ricezione dei whisky di Puni sul mercato italiano.
Che il progetto della distilleria di Glorenza sia un eccellente tentativo di replicare la magia dello Scotch in terra italica con tanto di alambicchi Forsyths, e che per questo sia da apprezzare e supportare in ogni modo, non c’è dubbio. Chiunque sia andato a trovare la famiglia Ebensperger lassù sui monti racconta la stessa cosa: precisione, passione, investimenti.
Altrettanto indubbio è che gli imbottigliamenti finora rilasciati non abbiano tutti convinto gli appassionati. Sul motivo si può discutere: senz’altro lo snobismo che a turno contagia tutti noi, che spesso tendiamo a guardare con sospetto realtà extra-britanniche perché troppo legati all’unicità della Scozia; senz’altro l’approccio poco italocentrico della distribuzione e della comunicazione nei primi tempi. E forse anche alcuni errori iniziali da parte della distilleria.
Perché se in questi anni sono stati cambiati il mash, il sito di maturazione, le botti di invecchiamento, l’indicazione di età e il fornitore dei cereali, forse anche da parte della proprietà c’è stata la sensazione di poter migliorare. Si chiama labor limae, per rimanere al latinorum: si inizia, si vede cosa può andare meglio, cosa si può affinare, e si aggiustano le cose.
Per quanto ci riguarda, la nuova strada di Puni ci convince, sia dal punto di vista produttivo, sia da quello della comunicazione e della collocazione in una fascia di prezzo corretta. Siamo fiduciosi. La predica è conclusa e la messa è finita, andate in pace, amen.

Sottofondo musicale consigliato: Mannarino – Merlo rosso

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