Dimenticato nell’armadietto come le mutande con i castorini vestiti da Santa Klaus nel cassetto della biancheria, abbiamo ripescato questo sample che arriva direttamente da Ansalonelandia, un mondo fatato in cui la zoofilia e gli psicofarmaci sono le uniche religioni praticate. Ormai un paio di anni fa, Davide ci fece avere questo Bruichladdich della serie ‘Micro-provenance’, in cui la distilleria di Islay sperimenta maturazioni eterodosse e diverse qualità di orzo. Nella fattispecie, qui abbiamo orzo varietà Optic distillato nel 2010 che ha riposato per dieci anni in una botte che aveva contenuto Banyuls. Lasciateci due righe per spiegare in breve di cosa si tratti: definito “la risposta francese al Porto”, inteso come vino e non come squadra di calcio, è uno dei cosiddetti “vin doux naturel”, cioè vini dolci naturali. Viene prodotto nella Languedoc-Roussillon, la costa occitana al confine con la Catalogna, ed è a base soprattutto di Grenache Noir (il nostro Cannonau, la Garnacha spagnola). Fine delle pippe da sommelier immaginari, si beva questo Laddie per il mercato tedesco. Il colore è un bel rame scintillante.

N: pungente come un vaccino. L’alto grado trapana un po’ il naso, l’acidità è bella spinta sulle note del vino rosso. Troviamo della frutta rossa acidina, ribes, prugne aspre, kumquat. Poi, oltre la spessa coltre dell’alcol, ci sono cioccolato fondente, praline al rum, uvetta, chiodi di garofano, nocino. Molto scuro e umido (le foglie di tabacco bagnate che vengono arrotolate per fare i sigari), con una intensa propensione alle spezie: anche té nero ai frutti rossi. Col tempo, emergono sempre di più il legno, il barile, la cantina, le catacombe, la polvere, i vestiti usati dei barboni avvinazzati… Con acqua la polvere (gesso?) si fa più evidente. Il bicchiere vuoto è intensamente acido (sidro asturiano) e pungente.
P: immediatamente dolce, zuccherino e liquoroso, come un rosolio al lampone o alla ciliegia. Poi qualcuno aziona il bottone rosso della valigetta del presidente americano e si sgancia una bomba H di alcol che incendia tutto. Ciò che resta è legno (anche un po’ tostato, bruciatino), l’astringenza del vino e una dolcezza di zucchero brulée. Il vino in effetti è abbastanza totalizzante, c’è ancora tanto cioccolato fondente, anche acido, con aceto balsamico tradizionale, olio di noci, una nota sulfurea corposa e un retrogusto di erbe amare con un pizzico di sale. Diluito migliora notevolmente, la dolcezza si fa più uniforme e integra meglio le note più bizzarre. Liquirizia, mela rossa. Rimane comunque atomico.
F: molto lungo, vinoso, oleoso, fruttarossoso. Col tempo, una macedonia piacevole e dolce di fragole e pesche spunta dal nulla. Un tocco di salamoia e caramello.
Uno di quei whisky ad alto volume in cui tutto è sparato dalle casse al massimo dei decibel. Il barile è invasivo, ovviamente, e l’apporto di dolcezza e vinosità è massimo. Non è un Bruichladdich pediatrico ma non è neppure un Bruichladdich facilmente riconoscibile: qualche flash di salsedine ricorda la costa, ma la botte è così coprente che il malto tipico del Laddie finisce sepolto dai sentori terziari. Soddisfazioni, ne dà. Ma sono soddisfazioni un po’ grevi, come una magnata all’all you can eat o una barzelletta zozza. Ci vogliono anche quelle, per carità, e infatti gli diamo 86/100. Ma un po’ più di eleganza ogni tanto non guasta.
Sottofondo musicale consigliato: Viagra Boys – Troglodyte
