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Macallan 18 yo Double cask (2022, OB, 43%)

Prima del weekend bisogna iniziare a entrare nel mood edonistico. Il Macallan 18 anni è la Audrey Hepburn dello Scotch: ha un fascino senza tempo rimasto impresso decenni fa, e a nulla valgono gli anni che passano, le rughe e perfino la fine dell’esistenza terrena, rimarrà sempre un’icona. Nel corso della nostra lubrica storia di alcolomani dietro il paravento delle recensioni, ci è capitato di assaggiarne più di uno, dal Triple cask allo Sherry oak, fino a un 1971 sontuoso: non tutti ci hanno fatto innamorare, ma ancora oggi quando vediamo il nome di Macallan accanto al numero 18 fatichiamo a darci un contegno.
E dunque è con viva e vibrante soddisfazione – come avrebbe detto il presidente Napolitano – che ci versiamo il Double cask, imbottigliamento rilasciato per la prima volta nel 2020 che unisce barili di rovere americano Sherry seasoned e barili di rovere europeo. Ecco, se proprio dobbiamo trovare una critica da muovere alla nostra Audrey Hepburn, diremmo che questa cosa dei barili appositamente “sherry seasoned” non ci entusiasma, e che la gradazione così bassa è un peccato. Insomma, Audrey Hepburn aveva gli alluci storti e faceva le puzzette, ma sempre Audrey Hepburn era. Il colore è ramato.

N: la macchina del tempo ci trasporta in una pelletteria fiorentina, tra cuoio lavorato e lucidi. Corrado, che ha una vena fetish finora nascosta molto bene, dice che “sa di divani di pelle su cui si sdraiano persone che per coprire la loro pelle usano vestiti di pelle”. Ed è subito Eyes Wide Shut. Accanto a questa dimensione “conciata”, ecco sprigionarsi un cioccolato a pioggia, sottoforma soprattutto di nougat. Piovono gianduiotti sarebbe un bel titolo per un film. Come spesso accade con i Macallan moderni, il cioccolato fa da apripista a tutto un corteo di note autunnali molto coerenti che identificano lo stile della distilleria: castagne, arance, foglie secche, potpourri… Aggiungiamo solo altre tre sensazioni: fiori d’arancio, le trecce di sfoglia calde (le Nastrine, ma artigianali) e soprattutto un profumo come di Coca Cola fumante, con la sua parte di caramello. Il naso fa sognare, va detto.

P: un gran bell’Esta Thè all’Oloroso. L’ingresso è un filo acquoso a causa dei maledetti 43% e già viene voglia di nominare il Nazareno a sproposito. Resistiamo alla tentazione sacrilega e siamo ripagati con un palato altrettanto coerente rispetto al naso, dunque ancora cioccolato, spezie, pesca, arancia, uvetta e datteri. E cola. Insomma, è quella roba lì, un monolite di sapore che si sposta dall’olfatto al palato. Attorno a questo totem, ci sono il legno e lo sherry che trattengono ogni eccesso zuccherino. Nel retrogusto si fa molto signorile, quasi affettato, un gentil-dram in guanti di pelle di cervo.

F: più vinoso e secco, si asciuga e lascia un finale medio-lungo che sa di noci, cacao, pera e rammarico.

Rammarico, sì, perché questo whisky sarebbe da 90/100 con un grado in grado (che raffinati calembour) di sostenere la ricchezza del distillato. Perché non si tratta di fisime da nerd, ma di chimica: lo spirito di Macallan è ponderoso, ricco di note oleose e di frutta decadente, così come i legni scelti sono mediamente di ottima qualità e parecchio influenti. Tenere la gradazione bassa fa sì che questa costruzione architettonica di note si accartocci un po’ su se stessa, ed è un enorme peccato. Intendiamoci, non è un dram drammatico (ancora calembour, we’re on fire) ma si vede distintamente quanto potrebbe essere stellare con 3-5% in più. Ad ogni modo, 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Guns’n’Roses – Black leather

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