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The Busker Triple cask (2021, OB, 40%)

Torniamo in Irlanda senza muovere il culo dall’Area C di Milano e lo facciamo per assaggiare The Busker, l’Irish whiskey con l’Italia nel cuore. No, nessuna storia di immigrati né di gemellaggi fra le mafie dei due Paesi in nome del cattolicesimo, bensì una molto più prosaica questione di proprietà, dato che la distilleria Royal Oak, che produce questo marchio, è del gruppo Illva Saronno. Se volete, qui trovate alcune informazioni sul core range. A noi interessa sottolineare che motivo di vanto della distilleria è l’essere in grado di distillare qualsiasi tipo di whiskey, dal single grain al single pot still, dal blended al single malt.
Questa espressione è l’entry level, un blended che invecchia – come sagacemente si intuisce dal nome – in barili di bourbon, sherry e Marsala. Il colore è paglierino carico.

N: sembra uno di quei bimbi dei sanatori di inizio Novecento, tutti emaciati, che non riescono a tenere in mano la forchetta: debole, ma debole, ma debole… Il grado di sicuro non aiuta, ma proviamo a vedere se c’è altro. Dunque, troviamo molto cereale, sparso sulle mensole dell’Ikea. Qualcosa di merendine al cioccolato industriali, incredibilmente ci viene in mente il Tegolino del Mulino Bianco, con il suo involucro di plastica ancora lì. Le note di grain sono evidenti, caramelle alla banana, vaniglia e prugna gialla. Il naso è quel che è, non ci aspettavamo la luna.

P: manca struttura, quindi forse è un bene che sia stato imbottigliato a 40%, perché con un grado più alto sarebbe stato un olocausto alcolico al palato. Caramello, banana split e più spezie rispetto al naso, forse dalle botti di Marsala: cannella e rabarbaro, leggero. Lo sherry invece aggiunge un leggero accenno di caffè zuccherato. Ancora cereali, sottoforma di fette biscottate, magari con un velo di crema alle nocciole.

F: corto, caramella al caffè e truciolato.

Poca cosa, ma innocuo. Infatti sull’etichetta si legge “triple smooth”, tre volte morbido. Una bevanda lieve e disarmata, che si arrende a chiunque voglia usarlo in mixology o voglia tracannarlo a garganella durante una serata di poker fra amici senza pretese. Il finale, con quel guizzo in più, gli fa guadagnare qualche punto rispetto al resto. Occorre essere pragmatici: costa 25 euro, è un Irish blended, è a 40% e in nessun modo è spacciato come qualcosa di aristocratico ed eccellente. E’ un onesto blended da battaglia, che il suo lo fa senza troppe storie: 79/100.

Sottofondo musicale consigliato: Brian Eno – Needles in the Camel’s eye

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