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Glen Garioch 12 yo (2022, OB, 48%)

Con le coronarie incrostate di colesterolo e un peso sullo stomaco pari solo al disgusto per il mondo moderno, ci lanciamo nell’anno nuovo con più sete che gioia di vivere. E fin qui, nulla di nuovo. Perché, saremmo dovuti cambiare? Avremmo dovuto iniziare le recensioni con specifiche tecniche e tanti avverbi? Avremmo dovuto annunciare il cambio di sesso di Giacomo? Spiacenti di deludervi, saremo i soliti scappati di casa anche quest’anno e per dimostrarvelo iniziamo con un Glen Garioch 12 anni, un bell’entry level dal core range di una distilleria sottostimata conosciuta soprattutto per essere una delle più longeve di Scozia e anche la più orientale. Sono soddisfazioni.
In passato (fino alla chiusura nel 1995) ha distillato malto pesantemente torbato, mentre oggi che è di proprietà del gruppo Beam Suntory non è più così. Questa espressione in particolare invecchia in botti ex sherry ed ex bourbon ed è imbottigliata a una lodevole gradazione di 48%. Il colore è un paglierino carico.

N: si apre sporco come solo la vita di campagna sa essere: silos per lo stoccaggio di cereali e pelle di salame appeso a stagionare. Che simpatico quadretto bucolico. Anche un filo di fumo si fa riconoscere prima di lasciare campo alla frutta, che ci impiega un po’ ad assumere contorni definiti. Si inizia con del pompelmo rosa a indicare un che di agrumato, poi arrivano le bucce di mela, pian piano si squaderna una sensazione tropicale leggera e si finisce con note più pesanti, di melone e pesca sciroppata. Qualcosa di profumato fa capolino qui e là. Un naso insolito soprattutto nell’evoluzione.

P: ci sono bibite meno beverine: va giù come le cascatelle quando piove. Ancora super fruttato, proprio succo di frutta di quelli in bric che le mamme ti davano da portare a scuola per l’intervallo. Qualcosa di industriale c’è, ma dà quasi assuefazione, tipo l’Estathè. Curiosamente, l’evoluzione in bocca è inversa a quella al naso: dalla frutta emergono in seconda battuta le screziature più “off”, con panchina verniciata – sì, noi le lecchiamo spesso, per quello sappiamo di cosa sanno -, olio di sesamo, legno piccante e un crescente senso di metallo sporchino.

F: di nuovo croccantini al sesamo, cioccolato al latte, ciliegia. Finale lunghetto tutto appannaggio dello sherry.

Un whisky più che onesto, che si merita un bell’86/100 per diversi motivi. Li elenchiamo con la freddezza di dottorandi in matematica: 1) la frutta è piena, succosa, il che porta al 2), ovvero la goduriosa facilità di beva. Che però non inficia il 3), cioè una certa complessità e dinamicità di suggestioni cangianti. A tutto questo sommiamo il 4), la gradazione ottima. Certo, non ci troviamo dentro la filosofia, la scienza e la psicologia, non è complessissimo, ma non cercavamo quello.

Sottofondo musicale consigliato: The Heavy – Love like that

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