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Talisker 12 yo (anni ’80, Johnnie Walker & Sons, 43,4%)

Chiudiamo il quartetto dei whisky d’antan che Corrado, detto tornado per la velocità con cui fa turbinare i glencairn, ha voluto condividere con noi. Lo facciamo con l’imbottigliamento più interessante dei quattro, cioè un Talisker 12 anni degli anni ’70, anni in cui l’allora proprietario – la DCL che versava in acque non ottime – cedette per un certo periodo la responsabilità dell’imbottigliamento a uno dei suoi blenders, Johnnie Walker & Sons. Ecco perché sull’etichetta c’è bello fiero lo striding man, l’omino che cammina che si erge sul Red Label & C. Questa espressione porta in etichetta – oltre alla scritta “The golden spirit of the isle of Skye” – anche il nome dell’importatore americano, quindi viene il sospetto che fosse dedicata al mercato d’oltreoceano. Serge ha invece assaggiato l’altra versione, quella “Distiller’s agency” a 43%. Si beva. Il colore è ambrato.

N: parte con un senso delicato di rancio e jamon serrano, che lascia presagire la presenza di qualche botte ex sherry. E d’altronde anche il colore lo suggeriva eh. C’è una dimensione erbacea inconsueta ma molto, molto piacevole, che spazia dal prato tagliato (ma secco, non bello verde) alla salvia e rosmarino. La torba è molto sottile, ma presente, delicatamente affumicata. Gli agrumi la fanno da padrone, con mandarino e pompelmo rosa salato, ma c’è anche dell’albicocca. Contrariamente ai Talisker odierni, c’è meno limone e meno pepe. Lo sherry ritorna, con una sfumatura mandorlata. Bello pieno, non c’è che dire.

P: eh qui siamo in territori di gioia assoluta. Colpisce subito la solidità del malto, affumicato, sapido, ricco: si piazza sul palato e ti fa capire che la qualità del distillato viene prima di ogni cosa. Rispetto al naso prende più corpo la dimensione dolce (caramello bretone salato, pesche sciroppate, datteri). Ma anche il sale-e-pepe non scherza: olive in salamoia, pepe nero, tabacco piccante. E la torba? Arriva dopo, ed è ancora affumicata. Ricorda certe torte salate, con salmone o speck, dipende dall’estro del cuoco. Di sicuro è una torba sapida, organica. Nel retrogusto spunta del cioccolato fleur du sal che fa svenire di goduria.

F: la torba si prende la scena, senza esagerazioni. Cozze affumicate, ritornano le erbe aromatiche e quasi una nota floreale. Liquirizia salata.

Partiamo dal voto, che è un 91/100 forse di manica larga, ma vi spieghiamo perché. 1) l’influenza dello sherry rispetto ad oggi è molto più evidente, ma parliamo di uno sherry profondo, mandorlato, che esalta le note più sapide del distillato e che funziona alla grande. 2) nonostante il dna costiero non sia esaltato al massimo, è un whisky gastronomico all’ennesima potenza: pepe, sale, pesce, salumi, erbe aromatiche, un tripudio di sensazioni. 3) c’è un’armonia perfetta fra le varie anime, nessuna che spicchi sulle altre, nessuna che si trovi fuori luogo. Un Talisker diverso, più grasso di sensazioni ma non per questo meno brillante.

Sottofondo musicale consigliato: Belle and Sebastian – Get me away from here, I’m dying

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