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Eagle Rare 10 yo (anni ’80, ob, 45%)

Continuiamo con la serie dei vecchi whisky assaggiati per gentile concessione di Corrado, detto avocado anche se di mestiere fa il notaio. La rima, si sa, trionfa su tutto, anche sugli ordini professionali. Oggi tocca a un Eagle Rare di 10 anni, straight bourbon del Kentucky. L’espressione risale agli anni ’80, importata da Seagram Italia Milano, e la bottiglia “dumpy” è da 750 ml. Come direbbero i laziali: volaaaaa, un’aquila nel cieeeeloooo… Il colore però non è biancoceleste ma mogano rossastro. Sarà la livrea da trasferta.

N: prima snasata e subito salta alle narici un’eccellente intensità di sentori. A ruota: papaya, mango, arancia rossa, vaniglia a mazzi, Alchermes, ciliegie sotto spirito e anzi, ciliegie in una bagna con chiodi di garofano e cannella. E anzi, ci sono anche dei biscotti allo zenzero di Natale nelle vicinanze. Insomma, una bomba condensata di fruttoni dolci e maturi, legno fresco succoso e spezie sversate col badile. C’è anche l’immancabile filo di violetta, ma non dà noia. Col tempo, il naso viene dominato dalle prugne, sia sottoforma di succo, sia di prugne Sunsweet. Un guizzo di vernice, qui e là. Naso molto quadrato, spesso.

P: beh, bello impegnativo, non c’è che dire. Nel senso che il legno è difficilmente ignorabile e gestibili. Sembra quasi un altro tipo di spirito, come un liquore alle prugne o un calvados: la frutta e il legno insieme diventano ingombranti. In particolare la speziatura si fa pesante, “asciuga” il palato, Cresce la violetta, l’amarena si avizzisce e lascia solo una parte mandorlata dei noccioli. Zero tropicalità, così riusciamo a nominarla anche quando non c’è, tiè! Un po’ di arancia. Diluito, ci sono ancora prugne, caramello e spezie.

F: lunghetto e piuttosto amaro nonostante la dolcezza. Liquirizia, legno. Sembra quasi vinoso da tanto è astringente.

Rileggendo il nostro stream of consciousness, notiamo che le note (ehm…) sono parecchie. Il che significa che di complessità ne abbiamo riscontrata, a dispetto del fatto che stiamo parlando di un bourbon. Dunque nel giudizio teniamo conto di questa variabile. Un punto in più va anche per la sensazione di potenza aromatica al naso. Al contrario, in bocca i 10 anni di invecchiamento in “new charred american white oak barrels” si fanno un po’ disagevoli e la bevuta non è per nulla facile. La media fa un 84/100.

Sottofondo musicale consigliato: Bruce Springsteen – Glory days

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