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Bunnahabhain Moine 17 yo Feis Ile (2004/2022, Ob, 52,2%)

Gli imbottigliamenti del Feis Ile, si sa, sono sempre un terno al lotto. Piccoli capolavori, roboanti puttanate, esperimenti curiosi o rilasci dimenticabilissimi, sono comunque tutti accomunati da un costo altino che diventa insensatamente altissimo in asta. Ragion per cui non ne recensiamo da un po’. Questo Bunna a dire la verità non sappiamo da dove arrivi, forse da Corrado che può recuperare con facilità uranio impoverito come dram rarissimi, ma non ne siamo sicuri. Siamo sicuri invece delle specifiche: 17 anni, finish in vino Tokaji e 1693 bottiglie. Moine, quindi Bunna torbato. Forza, vediamo com’è. Il colore è un oro carico.

N: carico, come disse lo sherpa che portava gli zaini di tutta la cordata sull’Himalaya. La vinosità è pesante, così come pesante è la dolcezza. Ricorda certa pasticceria inzuppata, il babà in primis. Evolve presto, mostrando la parte più isolana e anche più sporchina: idrocarburi (nafta nel porto) e acqua di mare stagnante. Torbina umida. Però le note off lasciano spazio comunque a una bella frutta, più fresca del previsto: mela, albicocca, amarena sotto spirito, melissa e una nettissima nota di arachidi. Ondivago ma curioso.

P: esplosivo e masticabile, e anche meno dolce rispetto al naso. Non del tutto unitario, un po’ scisso fra sensazioni che si alternano e si rincorrono: pasta sfoglia, spezie (paprika affumicata e curcuma), arachidi tostate salate. Un filo di torba. Insomma, ha una parte saporita che ricorda le alette di pollo piccanti e una parte dolce, di uva, caramello e frutta processata. Un tocco di lime. In generale, più facile cogliere la trama che non le singole scene.

F: lunghino, sapido, pane bruciacchiato nel forno a legna con sopra la marmellata.

Inconsueto l’abbinamento fra la dolcezza del Tokaji e lo spirito marittimo di Bunna. Il risultato è senza dubbio buono, con un impatto al palato entusiasmante. Non sempre riesce a mantenere una sua solidità, a volte la dolcezza e l’accenno di torba non vanno all’unisono, però stiamo parlando comunque di un dram di grande equilibrio e di screziature interessanti. Solo, non il Bunna al suo massimo: 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Tormentor – Cara mia, omaggio al metallo ungherese di Attila Csihar, cresciuto a Tokaji e Anticristo.

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