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Sarabanda di petardi/5: Longmorn 1976 (1976/2011, thosop import, 53%)

Proseguiamo con il nostro percorso da arricchiti (che poi, arricchiti un paio di gonadi: Jacopo ha scippato campioni a Limburg come un taccheggiatore di slip all’Oviesse) e affrontiamo oggi un Longmorn epico di 35 anni imbottigliato da Thosop Import, etichetta indipendente belga dalla produzione non esattamente copiosa. Abbiamo già detto troppo, versiamo, snasiamo e beviamo. Il colore – come cantava Mango – è oro, oroooo, oroooooo.

N: come annusare la “Primavera” di Botticelli, ma seduti in un comodo, virile salotto da gentleman. Riponiamo la pipa da oppio e spieghiamo le nostre visioni. La prima cosa che colpisce è la frutta, come ci aspettavamo. Una frutta splendida, evoluta, colorata, varia, levigata. Mela fuji, prugne gialle, un tocco di ananas extra-maturo, forse anche pera, pesca… In tutto questo empireo fruttato si mescolano sensazioni più scure e legnose, che 35 anni non passano in fretta, ve lo garantiscono degli splendidi quarantenni. C’è mallo di noce, cuoio, tabacco, legnetto di incenso: come dicevamo, note che si possono trovare in un club. Ma non finisce qui. Perché da questa pastosa complessità emerge pian piano una dolcezza favolosa, fatta di spezie (cannella, vaniglia del Madagascar). E anche la frutta si fa pian piano più sciroppata, come una gelatina di pesche su un dessert. Una macedonia da un’altra dimensione.

P: siamo ancora nella galassia della frutta, non c’è dubbio. E ci voliamo dentro come Ian Solo, la Forza è con noi. E insieme alla Forza ci sono il melone, la nespola, e soprattutto una pesca che si scompone in infinite sensazioni. Corrado, che ha studi umanistici eccellenti alle spalle e filosofeggia per diletto, parla di “essere in sé della pesca” e di “grasso noumeno di macedonia”. Perché al di là del cazzeggio erudito, il palato è davvero una bomba masticabile di frutta e oleosità. C’è un corpo eccezionale in questo whisky, un’ampiezza da lasciare a bocca aperta, ma anche a bocca piena. Insieme a quel senso di oleosità (olio di semi di lino, ma anche nocciola del Piemonte), fanno capolino sfumature di tabacco da sigaro, anzi in alcuni momenti sembra proprio di sentire un’eco di boccata di Havana. In fondo, nel retronasale, ecco le Ricola al ribes nero, dove l’ennesima evoluzione della frutta si unisce alle erbe medicamentose. Rabarbaro?

F: ancora erbe (salvia, rabarbaro) a dare un finale balsamico. Che si innesta sul sugo di macedonia e il legno aromatico.

Se non 94/100, quanto? Impossibile dare meno a un whisky che entra a gamba tesa nel cielo cristallino dei nostri preferiti. Trovare una così profonda e intima connessione fra il carattere fruttato dello spirito e la più alta espressione dell’azione del barile è davvero inusuale. Ed è una piccola magia che stupisce ogni volta. Non ha un solo punto debole, non un difetto. La frutta fa innamorare, le striature terziarie fanno pensare, il palato fa godere. Signori, tutti in piedi.

Sottofondo musicale consigliato: Billie Holiday – Strange fruit, perché la sua voce ci fa lo stesso effetto da pelle d’oca di questo Longmorn

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