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Sarabanda di petardi/6: Balblair 12 yo (1965/1977, Cadenhead’s, 45.7%)

Balblair è un po’ quella compagna di classe che se ne sta sulle sue, prende buoni voti, non ha grilli per il capo e dunque al liceo non accende le fantasie dei compagni beoti e ingrifati che hanno occhi solo per le sciantose. Poi ovviamente questi sottosviluppati crescono, capiscono che la compagna forse era meglio di tante altre, ma ormai è tardi perché lei è già laureata col massimo dei voti e sta con un semidio. Giusto così. Ecco, noi Balblair non l’abbiamo mai considerata granché. Vediamo se questo 12 anni degli anni Sessanta nella bottiglia “dumpy” di Cadenhead’s ci fa cambiare idea. Il colore fa ben sperare, è un mogano bellissimo che sussurra sherry e siamo già mezzi innamorati.

N: spalanchiamo la porta su un laboratorio di pelletteria, con tanto di negozio. Borse di cuoio, pellame, legno verniciato. Lo sherry è di quelli viscerali, profondi, con quell’aroma di rancio di certi cognac aristocratici. Dolcezza, umami e acidità danno vita a un valzer di suggestioni: pesca sciroppata, chinotto, selvaggina servita con marmellate di ribes, more e mirtilli. C’è anche del tamarindo. Umido e scuro, con sentori di sottobosco. Anzi, di baita nel bosco. Eppure rimane anche qualcosa di più frivolo e spensierato, diremmo créme de cassis. Wow.

P: peccato, forse qualcosa ha perso in gradazione, sicuramente ha perso in scatto alcolico e tensione agonistica. Tutto si fa più sugoso, come un Lisomucil al lampone e rabarbaro. Ancora cuoio, ancora chinotto e cola. Cresce la dimensione boscosa, ma più del fogliame umido qui siamo su toni balsamici, di pigna e aghi di pino sparsi su un tappeto di frutta. Gelatine ai frutti rossi, con l’Oscar per il miglior interprete che va al mirtillo. In generale l’acidità è meno vibrante, così come l’aspetto più animale – distinguibile al naso – qui è quasi totalmente assente.

F: più tannico e un filo astringente, con scorza di agrume e un accenno di rabarbaro.

Uno sherry monster d’altri tempi, quando il barile picchiava duro, ma picchiava onesto e schietto. Qui l’impatto delle botti è totalizzante, ma mai sgraziato né stucchevole. E l’equilibrio fra la frutta rossa e il legno è senz’altro la qualità migliore. Quel che manca è un po’ di intensità e di dinamismo, perché il palato seduto ci trattiene dal dare più di un 90/100.

Sottofondo musicale consigliato: Alabama Shakes – Hold on

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