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Glen Garioch 21 yo ‘Soffiantino import’ (1965/1986, OB, 57.8%)

Beviamo oggi il primo di due storici Glen Garioch, una delle distillerie più antiche di Scozia (1797). Oggi è la volta di un 21 anni importato in Italia da Soffiantino e più in là sarà il mito Samaroli a far capolino su queste umili pagine. Questa espressione è torbata, come d’altronde è stato il distillato di Glen Garioch fino al 1974. Trattasi della versione a grado pieno, che mica potevamo accontentarci di quella diluita no? Se uno le cose le fa, deve farle bene. Il colore è oro, il colore della ricchezza. Re Mida, trasforma il Red Label in Glen Garioch degli anni ’60 se ci riesci.

N: eccolo, il Glen Garioch buono, brutto e sporco che ricordavamo. Qui ruggisce tutto il dna del distillato di casa, con note di ottone, stivali di gomma lasciati ad asciugare davanti al camino, pelle di salame. Grasso, grassissimo, o per non fare body shaming “diversamente magro”. La torba è di nuovo particolarissima, perché ha una sapidità quasi marina pur non essendo per nulla costiera. La frutta è divina, sudata: mela gialla e albicocca, con una buona parte di frutta secca (nocciole e castagne cotte, anche se non bruciate come caldarroste). Questo gioco fra torba delicata e frutta, ma forse lo avevamo già detto per il Samaroli, ricorda certi vecchi Bowmore. Pian piano che passa il tempo, accanto a un profumo di tisane secche, emerge una rotondità perfetta di toffee e malto.

P: un giorno gli archeologi del gusto troveranno la risposta alla domanda: “Ma come facevano i vecchi GG ad essere così intensi?”. Anche questo è clamoroso, solo che al contrario del suo alter ego di Samaroli non è monopolizzato dallo sherry (che comunque forse è presente). E dunque nelle praterie del palato galoppa una mandria di albicocche, sia fresche e polpose, sia secche. Il passaggio dalla frutta alla torba è naturale, fluido. L’integrazione fra le due anime è totale. C’è anche in bocca un’idea di marinità, pizzichi di sale qui e là, molto evidenti. Forse la suggestione più azzeccata è la liquirizia salata. Rispetto al naso, prende sempre più corpo la frutta secca, con nocciole e soprattutto arachidi. Il corpo è oleoso – semi di lino? -, con sprazzi di menta e cardamomo.

F: ancora salmiac (liquirizia salata), verdure grigliate e un fudge da svenimento che avvolge tutto.

Una complessità entusiasmante si sprigiona da questo whisky che sembra totalmente fuori dal tempo e dallo spazio. Note marine senza essere sulla costa, note “moderne” all’interno di un profilo old style, una dolcezza invitante in un quadro di austera compostezza. Ci sono tutte le storie del mondo in questo whisky, come le storie nella biblioteca di Babele di Borges. Non sarà l’empireo sensoriale del Samaroli che vi racconteremo a breve, ma per certi versi è quasi più sorprendente, perché raggiunge le sue vette senza la forza di una botte di sherry iperattiva. Qui è tutto merito del distillatore e del tempo, che hanno cesellato una bevuta da 94/100.

Sottofondo musicale consigliato: Millencolin – Da strike

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