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Glendronach 26 yo (1994/2021, OB per Fine Spirits, 51,4%)

Qualche anno fa la Fine Spirits di Paolo Gargano si è aggiudicata la distribuzione di una delle nostre distillerie preferite, quella GlenDronach che tanto bene ha fatto a tutti gli appassionati di sherry monster nel mondo. La distilleria, che insieme a BenRiach e a Glendalough fa parte del gruppo Brown Forman, si trova a Est dello Speyside ed è deliziosa almeno quanto le sue mitiche botti ex Oloroso. E proprio da un singolo puncheon, per la precisione il #7467, riempito nel 1994, arriva questo imbottigliamento ufficiale realizzato esclusivamente per Fine Spirits. 26 anni di invecchiamento, grado pieno, outturn di 686 bottiglie e un color mogano che grida ai quattro venti “sheeeeeerryyyyy”.

N. lo riconosceremmo fra mille, come la voce della mamma. Nessuno può imitare quel suo lato oscuro fatto di funghi secchi, tè nero in polvere, aceto balsamico (“tradizionale”, ci tiene a sottolineare Jacopo) e sugo di arrosto con il suo bel soffritto. Denso, intenso, immenso. Pelle conciata di Marrakesh, insiste il nostro immaginifico ed esotico fondatore dalla “r” rotante. Con il tempo emerge sempre più una frutta complessa, fatta di pesca cotta, marmellata rappresa e prugne in ogni modo (secche, in confettura). Non è finita, perché ora tocca alle spezie, che sono ovviamente cannella e chiodi di garofano nel vin brulè, a sottolineare appunto una sfumatura di vinosità. Torta sacher come se piovesse e pasta di mandorle. Con acqua si fa più succoso e la frutta cambia di conseguenza, con arancia rossa e fragole. Che barile splendido.

P. la prima cosa sorprendente è la totale scomparsa della parte umami e sporca, quella per intenderci che aveva aperto il naso. Qui si passa subito ad una frutta ampia e strutturata, sempre sui toni della confettura e della frutta cotta, che fa da introduzione a uno straordinario bouquet di note legnose, insieme dolci ed austere. C’è lo zucchero di canna tostato, c’è il ripieno dello strudel con le sue belle spezie aromatiche, c’è soprattutto il tabacco da sigaro. In generale prende corpo una parte quasi affumicata, deliziosa, che ricorda le scorze di arance lasciate sulla stufa e il caffè. Anzi, le caramelle al caffè Kopiko. Amarene sciroppate verso il finale…

F…che è suadente, incentrato sull’olio di noci e sul legno lucidato. Rispunta quel tocco di porcini essiccati, in un cerchio che si chiude.

I GlenDronach dopo i vent’anni sono imprevedibili. I barili sono così peculiari ed attivi che ci vuole un nonnulla per passare il segno, e allora il legno dirotta l’aereo del piacere e tanti saluti. Però c’è anche da dire che in distilleria devono essere dei maghi, perché riescono quasi sempre a fermarsi un secondo prima, all’apice della perfezione. Questo puncheon è stato imbottigliato esattamente in quell’istante, alla precisa intersezione fra frutta, legno, spezia e paradiso in autunno, quando gli angeli grigliano le castagne con le coperte sulle ali: 91/100. Grazie mille a Mirko per il grasso sample…

Sottofondo musicale consigliato: Wyclef Jean – Gone till November

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