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The Tweeddale “Grain of truth” peated edition (2019, OB, 50%)

In quel luna park che è il portafoglio marchi della Lost dram selections di Fabio Ermoli, ci si trova un po’ di tutto, dalla casa di Prezzemolo all’otto volante. Fra le tante chicche, c’è anche The Tweeddale, che assaggiammo una volta a nostra insaputa durante la giuria di un “Best whisky” al Milano Whisky Festival 2019. La storia di questo whisky è interessante. Dietro c’è Alasdair Day, discendente di Richard Day, che creò il blended “The Tweeddale whisky” a fine Ottocento, proprio sulle rive del fiume Tweed che segnano il confine fra Scozia e Inghilterra. Nel 2010, spulciando nei quadernetti del suo avo, Alasdair ha provato a ricreare la ricetta originale, a base di otto single malt e un grain. Accanto al blended, il core range comprende anche diversi single grain, fra i quali l’unico single grain torbato in commercio finora (50% orzo torbato e 50% frumento nel mash). E noi potevamo perdercelo? No, davvero, potevamo macchiarci di questa colpa?

N: si apre con una nota vinilica accentuata, che più del solito solvente che spesso è il tratto distintivo dei grain ricorda il nastro adesivo, lo scotch (e infatti è uno Scotch. Ok, la smettiamo). Con il tempo si apre e comincia a mostrarsi per quel che è: giovane, piuttosto nudo e verde. Pera acerba, lime, ma soprattutto si fa strada un senso erbaceo, di sedano e prezzemolo, molto distinto. Il fumo non è invasivo, ma sottile e pulito, giusto un tocco di cenere sul cereale.

P: un mojito in cui qualche screanzato ha spento una Marlboro. La dolcezza del grain c’è, ed è astratta, come sciroppo di zucchero. La materia prima cruda è riconoscibile, lega quasi in bocca. Rimane il senso “verde”, con bucce di mela Granny e foglie di curry. Un guizzo acidino tipo vino bianco dà un po’ di brio a un palato innocuo ma non sgradevole.

F: vaniglia dolce, fumo freddo e bruciatino.

L’esperimento è curioso, e non si può dire che non sia riuscito. Se il centro di tutto è il cereale, senza dubbio qui il cereale è protagonista, con il suo mash inconsueto. Il naso è la parte meno convincente, ma anche quella in cui l’eccentricità del prodotto è più percepibile. In bocca tutto si fa più ordinario, senza grande complessità ma senza scivoloni. Un 80/100 se lo merita, anche per la scelta di imbottigliarlo a 50%.

Sottofondo musicale consigliato: Depeche Mode – Policy of truth

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