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Glenmorangie 1997 ‘Grand vintage malt’ (1997/2021, OB, 43%)

Glenmorangie è il Franco Battiato dello Scotch. Non nel senso che è disgraziatamente defunto, ma perché da un lato è poetico ed elegante, e dall’altro incredibilmente innovativo e scanzonato. Eppure qualcuno lo discute, nel senso che talvolta l’eccessiva raffinatezza gli vale qualche critica. “Whisky da fighetti”, qualcuno lo definisce. Un pregiudizio con molti torti e qualche ragione, come ad esempio il packaging francesizzante un po’ barocco, che in questo Glenmorangie 1997 Grand vintage raggiunge vette alte di lusso sfrontato. Ad ogni modo, nel bicchiere abbiamo un 23 anni, che ha passato gli ultimi 13 in barili che hanno contenuto vino di Bordeaux Château Montrose.

N: un pasticcino. Pasta frolla. crema e tocchetti di frutta tropicale, mango e ananas. C’è poi una nota che ci fa letteralmente andare in sollucchero ed è un senso di carta d’Eritrea (Grosser ha un dottorato in filologia, se volete discuterne con lui ne sarà lieto). In generale, per i meno nerd, semplifichiamo in carta vecchia e carta oleata. Il vino non si sente quasi per nulla, in compenso sfoggia un’eleganza evoluta di cioccolato bianco e nocciola, con pasta di pandoro. Un arabesco elegante di polline e fiori d’arancio. Fighetto sì, ma che delizia.

P: ahi, vino qui non sei divino. Purtroppo al palato cambia la musica e la colpa e dei barili ex Bordeaux. Che regalano un attacco molto secco, ai limiti dello squilibrato. Serve un po’ per riprendersi dallo choc ed entrare pian piano in un mondo più accessibile di frutta processata, tra gelatina di melograno, uvetta bruciata, prugne secche. Marzapane. Ma quel senso di astringenza continua a lavorare in sottofondo, come un tarlo.

F: Big Fruit alla mora, legnosetto, amaro e allappante.

Non rimanevamo così male da quando abbiamo scoperto che la filastrocca non dice che le civette sul comò facevano l’amore con la figlia del dottore e che quel mirabolante episodio di zoofilia non era mai accaduto. Il naso è Glenmorangie al 100%, una sfilata di haute couture sensoriale. Ma in bocca succede una mezza disgrazia: il golpe del barile sul distillato. Non è imbevibile ovviamente, ma semplicemente non è neppure indimenticabile. Troppo sbilanciato sul tannino e l’esperienza non ne giova. Saremo severi, ma la ferita sanguina: 85/100.

Sottofondo musicale consigliato: FFS – Johnny Delusional

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