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Ledaig 2008 Private cask ‘Signature series Marina Del Puppo’ (2008/2021, Wilson & Morgan, 48%)

Quando alle prossime feste di Natale giocherete ancora coi parenti a Salti in Mente, nella categoria “Coppie famose”, mentre tutti penseranno a Tom & Jerry e a Fred Astaire & Ginger Rogers, voi segnatevi il colpo da maestro: Wilson & Morgan. Che non sono una coppia, ma vostra nonna mica lo sa e dunque potete buggerarla mostrandole la bottiglia. D’altronde, il marchio di Fabio Rossi famoso lo è davvero, perché in Italia è stato di fatto fra i pionieri della seconda generazione di imbottigliatori indipendenti. All’ultimo Milano Whisky Festival, dove non ha vinto nessuna medaglia perché quest’anno il concorso “Best whisky” non si è tenuto, ha come sempre raccolto schiere di entusiasti. E fra i tanti assetati bramosi di assaggi, nascosti bene c’eravamo anche noi, che ci siamo portati via qualche campioncino…
Oggi assaggiamo l’American oak private cask #700082, un Ledaig di 13 anni selezionato da Marina Del Puppo, la maga del commerciale di Rossi & Rossi. Marina, che in tutti questi anni abbiamo imparato a conoscere e apprezzare per la competenza e la simpatia, ha “firmato” questa “Signature release” e noi le chiediamo metaforicamente l’autografo. Si beva, il colore è quello del vino bianco.

N: che sontuoso bouquet di divino inquinamento: sembra di entrare nel petrolchimico di Marghera. Vernice, gomma bruciata. Ma anche una nota acre di catrame e creosoto, per un profilo ledaigghesco al 100%. Eppure, questo lato brutale viene ingentilito da una sensazione di frutta bianca dolce e acidina, un po’ astratta e floreale, che con il dizionario “Whiskyfacile-italiano” traduciamo in litchees e sorbetto al limone. A questa aria delicata e frizzantina, si connette una parte “verde”, fatta di alghe e salamoia, salicornia. L’alga e il pesce sono così netti che potremmo dire che è il primo whisky che sa di sushi in senso lato.

P: l’attacco è forse un filo sotto tono rispetto al naso, ed è sorprendentemente dolce. Sa di confetto torbato e vaniglia, sciroppo di limone e malto torbato. Solo dopo arriva la cenere, con tante arachidi ultratostate. C’è infatti una clamorosa oleosità, è così grasso che sembra quasi di aver mangiato burro di arachidi. Non può mancare poi una parte terziaria sporca, di petrolio e motore d’auto. Stringhe di liquirizia a chiudere.

F: è una diretta continuazione del palato: arachidi, petrolio e una dolcezza vanigliata.

Le note ufficiali parlano di pulizia, delicatezza floreale e malto. Per fortuna raccontano solo una parte di questo barile, perché – anche se a grado ridotto – questo è uno dei Ledaig più autentici. La riconoscibilità della torba sporca e materica è uno dei motivi per cui il torbato della distilleria Tobermory sta scalando le vette delle quotazioni e questo imbottigliamento dà un’idea del perché sia così richiesto. Certo, un paio di gradi in più avrebbero creato anche l’effetto wow!, ma ci accontentiamo di un malto di grande bevibilità nonostante la complessità del distillato. Di roba così, in giro non ce n’è tantissima: 88/100.

Sottofondo musicale consigliato: Marina Rei – I miei complimenti.

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