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Beathan 2013 (2013/2021, Wilson & Morgan, 46%)

Siccome anche un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora giusta, a volte succede di indovinare qualche previsione in tema whisky. Durante gli assaggi della giuria “Best whisky” prima del Milano Whisky Festival 2017, nel delizioso salottino del Casa Mia di viale Regina Giovanna, ci capitò sotto il naso il primo Beathan imbottigliato da Wilson & Morgan. Inebriati da quelle note di cheeseburger che fanno tanto tavola calda in Nebraska, alla cieca lo votammo entusiasti. E una volta scoperto di cosa si trattasse, ci dicemmo che sarebbe piaciuto tantissimo. Siamo contenti di aver avuto ragione, tanto che da quel momento Fabio Rossi ne ha imbottigliate altre tre releases. Per i distratti, si tratta di un Glenturret torbato e giovane. Noi oggi assaggiamo l’ultima edizione, che ha passato gli ultimi 8 mesi nel butt ex Oloroso #712. Rispetto alle release precedenti, la gradazione si è abbassata da 50% a 48% e ora a 46%.

N: del primo Beathan abbiamo ancora una bottiglia aperta in casa, quindi possiamo paragonarli. Questo è senza dubbio molto meno gastronomico e grasso, il cheeseburger è finito. In compenso, nonostante la gradazione più bassa, sembra paradossalmente più spiritoso, con una nota di grappa di pere segno inequivocabile di gioventù. Ovviamente rimane quella sporcizia che adoriamo, ma che è più educata, diciamo di cantina stantia e terra, più che di scamorza e toma. Tanta paprika affumicata e olio del motore/ingranaggi.

P: l’oleosità viene confermata, così come la generale sensazione saporita e unta. C’è carne e c’è pesce, c’è maiale (con le prugne) e c’è aringa (senza prugne). E ci sono tizzoni ardenti che crepitano appena sotto. Intenso e umami, sfoggia anche un lato più legato alla materia prima e meno al barile, che ci ricorda la crosta del pane pugliese cotto a legna. Accanto, una dolcezza non fruttata, ma caramellata, nel senso di toffee e liquirizia Haribo. Un po’ l’alcol si sente ancora.

F: Morositas gommose che si sciolgono su un falò. Con un briciolo di sale sopra.

La bellezza dello Scotch sta anche in questo, ossia che lo stesso whisky può cambiare forma, aspetto e voce a seconda di piccoli cambiamenti: due gradi in meno, qualche ppm in più, un mese di botte in meno… e il risultato è un’altra cosa. Questo Beathan ci sembra più “borghese” dei precedenti e anche più giovane, e forse gli manca qualcosa in termini di pienezza e soprattutto grassa sfacciataggine. Un dram divertente, forse meno divisivo, ma anche meno impressionante. 84/100 per un whisky comunque dal rapporto qualità/prezzo difficile da imitare. Se lo cercate, lo trovate sia qui sia qui.

Sottofondo musicale consigliato: Fumaça preta – La trampa

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