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Octomore 11.3 ‘DIALOGOS’ 5 yo (2014/2020, OB, 61,7%)

Per la nostra rubrica “Inventare giochi di parole dopo aver consumato del pejote”,oggi ci occupiamo di Otto+, ovvero Octomore, l’unico whisky dove avere tanto fumo e poco arrosto è cosa buona e giusta. Consapevoli di essere dei miserabili, non aggiungiamo altro per non coprirci ulteriormente di ridicolo, tanto del single malt della distilleria Bruichladdich record assoluto di torbatura sapete già tutto. Non sapete però (speriamo, altrimenti che cosa ci stiamo a fare noi?) le specifiche della release 11.3 della serie Dialogos, di cui già recensimmo qualcosa in passato e che è nata per stimolare appunto il dibattito fra gli appassionati. Cinque anni di età, prodotto da orzo Concerto coltivato da Irene – difficile si tratti di Irene Grandi -, raccolto nel 2013 e distillato nel 2014. Maturazione in botti di rovere americano di primo riempimento da Jim Beam, Heaven Hill, Buffalo Trace e Jack Daniel’s. Torbatura ovviamente ciclopica di 194 ppm e grado altrettanto abominevole. Ok, pronti a fare i suffumigi.

N: come accaduto in passato, spesso ci si aspetta da Octomore un naso da marmitta di camion diesel bulgaro degli anni ’60, una cosa che appena lo annusi il pm10 sale a livelli di guardia solo nella tua stanza. E invece, anche stavolta il primo olfatto è sorprendentemente più gentile del previsto. Confetto, zucchero, pera e vaniglia, ovvero i quattro punti cardinali della dolcezza astratta. Un’idea di mela, o meglio quelle frittelle di mele con lo zucchero a velo sopra. C’è poi una dimensione più intrigante e fresca: amido di stireria e parecchia garza antisettica. Sì va beh, ma la torba? C’è, ovvio, ma è forse uno degli Octomore meno bruciati al naso che ci siano capitati: il fumo è vegetale, tra friggitelli alla griglia ed erbe aromatiche bruciacchiate. Con acqua perde in intensità.

P: l’alcol è ben integrato, e anche qui l’ingresso è all’insegna della dolcezza, con cereale e vaniglia. A differenza del naso, però, i 194 ppm qui spingono di più, e il palato è invaso da carbonella carbonizzata (ehm…). In crescita il lato costiero, con sale e mare a gridare “Islay!” ai quattro venti. Che poi, come urlo è abbastanza originale, avremmo capito di più un “Forza Milan!”. Liquirizia, olio di sesamo e parecchie spezie del legno (cardamomo, anice). In generale si fa più secco, con un bel limone spruzzato qui e là. Invece con acqua è cremosino e buonissimo, perfino un po’ vegetale.

F: origano bruciato, cenere, miele e zenzero. Con in più una nota di wurstel bianco grigliato.

Intenso senza essere sgarbato, con una maltosità rotonda a reggere la scena e una torbatura profonda e acre, ma mai sgradevole. Sempre doveroso ricordare che siamo davanti a un 5 anni e che quindi la relativa monotematicità delle note aromatiche è inevitabile. Sorprendono però l’equilibrio e la altrettanto relativa facilità di beva. Non c’è dubbio che sia fatto bene. Il prezzo invece è un’altra questione e dipende dallo status e dal marketing, e dunque su questo non mettiamo becco. Il liquido a noi piace, 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Howlin’ wolf – Smokestack lightin’

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