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Benromach 20th anniversary (1998/2018, OB, 56,2%)

La premiata distilleria “Beniamino Romaci”, anglicizzata in Benromach, è da sempre una di quelle a cui siamo più affezionati. Prima che qualcuno ci blasti sui social con il commento “questi professoroni non sanno neanche che Benromach non è italiana”, facciamo subito ammenda: era un sagace attacco di articolo ironico e divertente, promettiamo che non lo faremo più. Ad ogni modo, Benromach davvero è uno dei marchi che più ci ha dato soddisfazioni in passato, nonostante prezzi non proprio popolari. Recentemente, il restyling del packaging ci ha lasciato più di un dubbio, ma quei dubbi li lasciamo in congelatore, dato che nel bicchiere abbiamo un whisky di qualche anno fa, nella fattispecie la release celebrativa per il ventesimo anniversario della riapertura, avvenuta proprio nel 1998 grazie ai capitali e al lavoro di Gordon & MacPhail. Si tratta di un 19 anni invecchiato in “first fill oak casks”, outturn di tremila bottiglie. Il colore è rame chiaro. Ben, tu che sei uno dei nostri beniamini, per favore comportati ben!

N: cara, vecchia, confortevole, adorabile sporcizia gentile di Benromach, quanto ci sei mancata! Si apre con quella nota di ottone un po’ unto che spesso ritroviamo, abbinata a una frutta secca quasi ammuffita (noci). Al di là di questa coltre, si apre un naso piuttosto dolce, screziato fra chiaro e scuro: chiaro per le note di vaniglia, mandorla, arancia navel. Scuro per quelle di cioccolato al latte, noci di pecan, prugne cotte nel vino rosso e nella cannella e legno (sandalo). Un filo di fumo che si leva da un tizzone bruciato cuce insieme le due anime. Pesche, un pizzico di tabacco.

P: una bomba di sapore, di nuovo su entrambi i lati della palette aromatica: pesche succose al forno, rose essiccate e malto da una parte; cioccolato, chicchi di caffè tostato e fumo aromatico di incenso dall’altro. L’alcol è perfettamente integrato. Il dna funky della distilleria è in una nota piacevole di formaggio e rame. Retrogusto burroso, brioche francese o meglio ancora Kouign-Amann, il dolce bretone più temuto dalle coronarie. Viscoso e masticabile, malto in crescendo.

F: nocciole, fumo, spezie natalizie (cannella, chiodi di garofano, zenzero) e croissant al burro.

Uno di quei whisky-luna park in cui i poveri recensori si gingillano fra balocchi e suggestioni sempre diverse, sfoggiando le loro facce trasognate da bambinoni. Ci sono un sacco di attrattive e montagne russe sensoriali: le note sporchine, la ricchezza di spezie (le botti di primo riempimento…), il malto rotondo, il fumo leggero, il corpo unto e grassoccio. Detto questo, ci lascia un pizzico di delusione, come se ci mancasse qualcosa. E quel qualcosa è probabilmente un po’ di vivacità e di nervo, quella tensione che trasforma il whisky buono in whisky memorabile. Insomma, l’evoluzione c’è, ma si sta come d’autunno sul divano la domenica pomeriggio: 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Placebo – Twenty years

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