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Bimber ai raggi X

Ormai ci conosciamo da un po’, giusto? Quindi così come noi sappiamo benissimo tutti i vostri vizietti (vi abbiamo visto ai festival, non fate finta di non saperlo…), voi avete contezza dei nostri. Tra i quali spicca una perversione morbosa per le aquile polacche che nidificano a South Acton, West London. Oh, ognuno ha i suoi gusti, non ci giudicate.
Fuor di metafora zoofila, la distilleria inglese di Bimber – fondata da un team di giovani e spavaldi polacchi-londinesi e che nel logo porta un fiero rapace – ci è sempre stata simpatica. Giovane, senza fronzoli e che lavora bene come una volta. Vi ricorda qualcuno? Non guardate noi, che non siamo più giovani e scriviamo con uno stile tremendamente barocco…
Finora abbiamo recensito random poche cose, ora è tempo di immergerci seriamente all’interno del core range di Dariusz & friends.

Bimber Ex Bourbon oak casks (01/2020, OB, 51.8%)

Iniziamo dall’ex Bourbon cask, 1948 bottiglie prodotte. Il colore è un oro carico. N: si parte con frutta croccante, scrocchiano perfino i profumi: mela Fuji super aromatica, fiore e polline. Clementino dolcissimo, frutta fresca appena tagliata, tipo macedonia (pesca, ananas). Continua su questi toni, su zucchero, caramello e miele millefiori. Sciroppi (d’acero e alla frutta) e gelee/Big Babol. Ricchissimo e nettarino. Un che di crema pasticcera e nel retronasale un’aria mentolata. Legno profumato, in generale eccezionalmente aromatico. P: un filo alcolico. Attacco su mandorla amara, buccia di cedro con l’albedo (amaro) e mela verde. Qui si sente di più la gioventù e il cereale, che vira al biscotto; ma di quelli secchi e non troppo dolci, tipo gallette. Emerge anche in maniera più evidente la spezia del legno sia odorosa (noce moscata), sia piccante (pepe bianco). Un filo di liquirizia balsamica. Molto più diretto rispetto alla ricchezza opulenta del naso, ma resta una sensazione di spirito masticabile e di ottima struttura. F: piuttosto corto, pulito, piccante e con una nota di biscotto secco. Senza troppe pretese.
A un naso di rara ricchezza fruttata fa seguito un palato un po’ spiazzante, che sfoggia un profilo demi-sec e tagliente inaspettato. Intendiamoci, la pulizia e il corpo sono da primo della classe, ma in generale qualcosa di amarognolo e piccantino sembra fuori posto, come se qualcuno avesse sistemato un frullatore sul bidet. Il finale è forse la cosa più ordinaria di un whisky che comunque la mettiamo è stupefacente in relazione all’età. 84/100.

Bimber Oloroso (02/2020, OB, 51.7%)

Passiamo all’Oloroso cask, secondo batch del 2020, outturn di 920 bottiglie. Il colore è un rame chiaro. N: sherry secco, mandorlato: dolcetti secchi alle mandorle per essere precisi. I dolcetti pian piano cambiano faccia e si fanno quasi invernali: arancia, uvetta, anice stellato, cannella. Ancora profumatissimo. C’è anche una dimensione fruttata di pesche al vino con gli amaretti. E come nel Monopoli torniamo al via, cioè alla mandorla. Complessivamente è un naso da pasticceria, con malto tostato e nocciolato e pastafrolla dorata al forno. Il tutto resta fresco (anice stellato) e vegetale, fra felce e muschio bianco. Qualche suggestione di candito da new make. Cioccolatini speziati. P: molto caldo, alcol potente anche se non sgradevole, legno con il contorno delle sue spezie e dei suoi tannini. Dopo un tocco di gioventù esplode finalmente il cioccolato in purezza, con uvetta al rum, arancia dragée, noce e nocciola tostata, pane di segale tostato: quei dolcetti invernali sono ancora tutti qui. Poi emerge acidità da sherry e fruttini rossi cotti (mirtilli rossi). Pepe che vira al peperoncino. F: lungo, secco, cacao amaro in polvere e arancia.
Forse non un esempio aureo di eleganza e delicatezza, ma di sicuro una bella bomba di sapori. Il profilo sherried non è dei più appiccicosi, anzi rimane sobriamente secco e incentrato su un gioco di cioccolato, frutta secca e quell’acidità da Oloroso che lo rende più snello alla bevuta. Lo sherry è molto presente ma non copre del tutto il distillato e il risultato è un finale ottimo per lunghezza e equilibrio. 87/100.

Bimber Peated cask (01/2020, OB, 54.1%)

Quando siamo stati a trovare i ragazzi di Bimber nella cornice agreste del loro capannone fra auto bruciate, officine e disagio, ci avevano spiegato che la distillazione di malto torbato era ancora a livello sperimentale. Nel senso che Dariusz lo distillava in cortile nel tempo libero. Questo è un distillato di malto non torbato invecchiato in bourbon first fill e affinato in ex peated quarter cask. Outturn 1750 bottiglie e color oro. N: pungentino. Pesce affumicato sott’olio con molto timo! La dimensione erbacea procede con fiori di salvia, la torba è delicata e aromatica. O meglio, non soffoca l’aromaticità innata di Bimber. Manca un po’ di naturalezza, e forse anche di spontanea piacevolezza. Lime, salvia e un filo di cenere insieme. Canditi gialli del panettone. Resta molto fresco ed espressivo, magari un filo superficiale. Il succo della macedonia profumato è il tratto che li unisce tutti e tre, ma forse qui il naso è meno incisivo. P: immediatamente dolce, tipo glassa e proprio new make fruttato (pera, mela e zucchero), e poi esplode una torba molto laphroaiggiana che non avremmo sospettato al naso. Proprio erbe bruciate e Marmite (lievito). Emerge cioccolato al latte (dolce e spalmabile) con nocciole tostatissime, che è un’altra maniera di dire che è sia dolce sia bruciato. Però è una maniera affascinante di dirlo, che se scrivi “dolce e bruciato” le ragazze di snobbano, ma se dici “gianduia tostato” ti tocca affittare un pullmino per poter portarle tutte fuori a cena. O no? Anche parecchi chicchi di caffè torrefatti (troppo torrefatti, direbbero gli amici dello specialty coffee) nel retrogusto. Ad ogni modo, un palato un po’ scisso… F: …che però si normalizza nel finale, dove è ancora liquirizia dolce e marshmallows bruciati. Quasi cremoso.
Si coglie che il tutto è un po’ dettato dalla voglia di sperimentare, più che di assecondare l’inclinazione naturale del distillato di Bimber. Che come sapete è uno dei nostri preferiti per la totale maturità fruttata sin dall’uscita dall’alambicco. Qui la torba, sottile al naso, più potente al palato, non sempre viaggia abbracciata alle note fruttate dello spirito. Singolare l’emergere di una cremosità di cioccolato dolce che non ci saremmo aspettati senza botti di sherry. Nel complesso, vale la pena provare l’esperimento: 83/100.

Bimber Re-charred (01/2019, OB, 51.9%)

Eccoci all’imbottigliamento più popolare e diffuso della distilleria, un tre anni invecchiato in botti carbonizzate dai bottai di Bimber a livello 4, ovvero il celeberrimo “alligator”. Il colore è oro antico. N: frutta col nocciolo (pesca e albicocca), ma anche frutta secca (noci pecan) e spezie (macis). Siamo partiti forti con le parentesi, eh? In generale la frutta è vibrante: un tocco di ananas acerbo e mela alla cannella. Il che ci introduce a una dimensione di pasticceria burrosa (il magnifico trodlo ceco e dell’Est!), con anche una sensazione di liquore di arancia: ci fermiamo un filo prima della pastiera e dei dolcetti balcanici con le mandorle. Le spezie, così espressive, sono tutte piacevoli e carezzevoli, non piccanti. Col tempo emerge anche un’idea floreale di poutpourri. L’alcol è assolutamente inesistente e l’aromaticità floreale delicata perdura. Il legno c’è, ma è caldo e profumato, mai aggressivo. P: ancora dolce, forse più appiccicoso. Rimane il liquore all’arancia e il senso di dolciume con qualche sciroppo e con tanta cannella e miele. Le spezie sono ancora belle vive, forse un filo più spostate sul versante del legno (qui un piccolo kick piccante si sente, pepe e chiodo di garofano). Dimenticavamo la parte di caramello fuso e pesche cotte nel loro sughetto. Ancora noci pecan, ma sotto forma di gelato e crema (tanta crema!). La gioventù non si nasconde, emerge il cereale come muesli misto a frutta secca. E legno, anche. Sul lungo ecco manifestarsi una nota più lattosa, come di caramella mou e cioccolato al latte con caramello. F: coerente e di media lunghezza: sciroppato, caramello e crema catalana. Spezie del legno.
Impressionante per solidità, integrazione dell’alcol e facilità di bevuta. Non è il più complesso dei whisky – rimane sempre parecchio dolce e piacione – ma bisogna sempre considerare che è poco più che un neonato. Nel complesso ha una rotondità quasi perfetta e un profilo neppure così standard: di solito un giovincello con botti attivissime prende la via della vaniglia e della frutta gialla banale, mentre invece qui si arricchisce di una frutta secca e di una mole di spezie dolci davvero piacevole. 87/100.

Sottofondo musicale consigliato: Spoon – I turn my camera on

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