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Tre Whisky by Tara spirits

Il nostro uomo in Bavaria, efficiente come uno svizzero di Rho, oltre a inviarci dispacci criptati sulle attività segrete di Angela Merkel, si preoccupa anche di mandarci graziosi pacchettini ricolmi di doni liquidi. Per esempio ci ha omaggiati con tre samples di alcuni degli imbottigliamenti di Randy Kunis, il proprietario di quel paradiso del whisky che è Tara Spirits, splendido negozio con sede a Monaco. Abbiamo conosciuto Randy ormai quasi due anni fa, quando senza Covid si poteva girare per locali a Milano a sbocciare come se non ci fosse un domani. Oltre a essere un appassionato totale e un fenomeno commerciale, di whisky ne capisce davvero, quindi assaggiamo con grande curiosità.

ElsBurn 4 yo ‘Exceptional collection’ (2016/2021, Tara Spirits, 57.2%

Il primo whisky è una chicca inquietante: un single malt prodotto alla Hercynian distilling di Zorge, nel cuore della Germania meno nota. Fino a qualche anno fa, il marchio più conosciuto della distilleria era il Glen Els, che nel 2019 ha cambiato nome in ElsBurn. Il barile usato è lo sherry octave V16-34, dove il whisky ha riposato 4 anni. Il colore è ambra scura. N. l’alcol pizzica, poi ecco il legno (è un octave, ce lo aspettavamo). Ha studiato bene la lezione sherried e snocciola tutte le note classiche: scarpe di cuoio, prugne cotte, fichi, chinotto… Un naso carichissimo ma non sgradevole, anzi, assai piacevole. Emerge un’oleosità densa di noce e nocino e un guizzo più acidino di ribes nero. La botte è splendida, il distillato boh. P. sembra di bere sherry a 60%, con la vinosità e l’oleosità dell’Oloroso. Ancora noci, ancora prugna secca e chinotto/arancia rossa. Rispetto al naso, si aggiunge una botta di cioccolato fondente, un che di datteri e una parte di spezie e tannini importante. Ancora vinosissimo, legnoso, non gradevolissimo. F. idem, resta sul lato extra-vinoso, addirittura con un cenno di aceto balsamico. Noce un po’ ammuffita, un tocco sulfureo.
Il finale vagamente drammatico ci ha un po’ smosciato l’entusiasmo, ma per il resto è un’esperienza migliore di quanto ci aspettavamo da un whisky tedesco così giovane e in una botte così marcante. Certo, come detto è impossibile cogliere le caratteristiche del distillato, perché si sente solo il barile, pure troppo al palato. Decisamente un imbottigliamento per il mercato tedesco, dove gli sherry monster sono adorati. Noi gli diamo un onorevole 80/100, media fra il naso molto buono e il palato estremo.

Maker’s Mark Private select (2021, Tara Spirits, 54.7%)

Il secondo samples è un Kentucky bourbon selezionato da Tara Spirits con Pacific Times. Il barile è “finished with oak staves”: è una pratica molto americana, in cui nel barile vengono immerse doghe di un altro barile per aumentare l’interazione con il legno, in una folle matrioska di rovere e distillato. Il colore è ambra chiara. N. inizia un po’ timido, poi piano piano comincia a parlare la lingua universale del bourbon: cocco, vaniglia, Angostura. Però tutto discreto, non è un naso sguaiato. Allo stesso modo anche il lato aromatico – di legno di eucalipto – non esagera. Gelato al croccante e noci di macadamia. Molto educato. P. l’alcol è ben integrato, e anche qui il profilo è piuttosto austero per un bourbon. Mancano quelle sciabolate ingiustificate di legno vergine dolcissimo che spesso si sentono. Invece qui il palato si apre sui biscotti alla cannella (gli speculoos belgi di Natale?). Ancora frutta secca e arancia dolce, con in generale spezie invernali (anche chiodi di garofano). Molto composto e piacevole, compare anche una bella voluta di incenso, o forse è ambra grigia? Purtroppo balena anche una violetta un po’ così. F. medio-corto, molto bourbonoso: legno, spezie e violetta, ma lascia la bocca buona.
Non siamo fan sfegatati del bourbon, ma questo – che appunto non è un bourbon classico – ci piace assai. Non è spinto sulla dolcezza caramellosa, non deraglia nella frutta facile modello bananacoccozucchero. Sarà il finish particolare, o forse la gradazione, ma il risultato è un whiskey aromatico, diretto e che lascia soddisfatti. 86/100.

Highland Park 12 yo ‘Single cask series’ (2007/2020, Tara Spirits, 65.3%)

First fill European sherry hogshead #4602, outturn di 330 bottiglie, gradazione ciclopica da maneggiare con cura tipo Zyklon-B. Si assaggi subito! C. rame scuro. N. sepolte dalla nitroglicerina dell’alcol, le note olfattive necessitano degli speleologi per essere riportate alla luce. La prima snasata non dà molto più di un vago sherry, con pesche al vino, tamarindo, amaretto e arancia. Tutto è in sordina, come se si vedessero i satelliti ma non il centro, il pianeta. Aggiungendo (tanta) acqua, invece, il miracolo: esplode un capolavoro di miele di erica, tisana alle erbe e poutpourri, con arancia in crescita e una splendida sensazione di candela accesa in chiesa. P. buono è buono, ma una sola domanda: perché imbottigliarlo a questo grado devastante? Perché infliggere un’apocalisse di alcol al povero degustatore? Comunque: cioccolato fondente salato, prugne secche, pipa (sia tabacco sia fornelletto di legno). Chiodi di garofano. Ancora la diluizione squaderna nuovi mondi di frutta sugosa, dalla macedonia al succo di albicocca. Ecco anche un guizzo citrico, si fa bevibilissimo adesso. F. cioccolato nero e pane nero, un filo di torba e marmellata di chinotto. Con acqua ecco una nota metallica di rame e un che di torba che prolunga l’esperienza.
Ci ripeteremo: fra i misteri gloriosi c’è anche la scelta di imbottigliare un whisky eccellente a un grado davvero proibitivo che soffoca il bouquet sensoriale e costringe a un divertente ma complesso gioco di diluizione. Certo, se si trova la giusta combinazione esplode una goduria succosa e una complessità che rende perfettamente il dna di HP fra torbina e miele d’erica. In generale, uno sherried ma non solo sherry. Diciamo “sherry with benefits”: 89/100.

Sottofondo musicale consigliato: Justice – Randy

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