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Chivas Regal 12 yo (2020, OB, 40%)

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Quando ci sentiamo un po’ giù, quando abbiamo l’impressione che questo tempo spersonalizzato e vacuo ci stia divorando l’anima e sentiamo l’irresistibile richiamo della nostalgia, noi abbiamo un trucco: andiamo su Youtube a rivedere gli spot pubblicitari degli anni ’80. E improvvisamente rivalutiamo il presente…

Andrea, Andrea, come facevano le donne a resisterti con quel mascellone?

In una di queste sedute di auto-terapia, ci siamo imbattuti nella serie di spot del Chivas Regal. Se l’intenditore Michele del Glen Grant era John Lennon, gli arricchiti del Chivas erano i Rolling Stones. Un derby eterno di sceneggiature improbabili e uno sfoggio continuo di edonismo e giacche con le spalle larghe. Così, mentre ammiravamo giovani yuppies intenti a bere Chivas in case da film, ci è venuto un dubbio: ma noi il vecchio Chivas base lo abbiamo mai recensito?
No, perché siamo dei miserabili piccolo borghesi. Ma non ci arrendiamo, e salendo i gradini della scala sociale a due a due, ora recensiamo “il più regale dei whisky”, un blended costruito attorno al malto di Strathisla.

N: la dolcezza che ci aspettavamo, con note di pasticcino al miele e mandarino (tanto mandarino!) e zucchero a velo. Anche mela gialla e soprattutto banana. Vaniglia ovviamente. Ogni tanto balena un sentore di smalto, dato dal grain, e un senso floreale pesante, tipo orchidea. Il secondo naso peggiora un po’, si involgarisce con note di mobilificio industriale. Non per forza quello svedese dove si comprano anche le polpette, ma quello è senz’altro il primo che ci viene in mente.

P: ancora dolcissimo, ancora non propriamente aggraziato. Dopo l’attacco zuccherino, insieme a un filo di alcol, sembra prendere la via della mandorla e di un tocco di cacao. Ma è un attimo, perché un mare di dolcezza si richiude sopra queste sensazioni e le seppellisce sotto ondate di zucchero, caramella Rossana e sciroppo della frutta conservata (pera, melone, pesca, fate voi). Eppure verso il finale compare una certa astringenza, rametto di liquirizia e un’ipotesi di fumo. O siamo inebriati dal benessere? Ad ogni modo è di una facilità memorabile.

F: mah. Non granchè. Tanto zucchero accostato (vaniglia, caramello) a una parte più secca che chiameremo “spezietta” lasciando tutto sul vago e sfumando in dissolvenza…

Meglio il naso del palato, meglio l’attacco del finale, meglio la beva della complessità. La cifra di questo whisky è tutta qui: è un blended clamorosamente dolce e senza particolari picchi, anche se certe escursioni sul versante legnoso/secco sono inattese. Va giù alla grande, con il ghiaccio è una festa. Fa solo un po’ ridere che venisse descritto come “il whisky preferito da chi sceglie il meglio”. Quousque tandem, marketing, abutere patientia nostra? 76/100.

Sottofondo musicale consigliato: Beastie Boys – Brass monkey, con l’immortale verso “ci offrono Moet, non ci interessa il Chivas”.

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