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Springbank 27 yo (1993/2020, Whiskybroker for IAAS, 51,3%)

“It’s all about Springbank” è un gruppo Facebook (ultimo censimento: 5557 membri) ideato e creato per i nerd appassionati dello stile “alla vecchia maniera” della distilleria di Campbeltown. Questo genere di gruppi è sempre più diffuso in rete, perché crea “comunità” di fan dei marchi, che si scambiano opinioni e notizie in leggerezza come tifosi di calcio al bar – e sì, ve lo spieghiamo come se avessimo a che fare con dei viaggiatori del tempo sbarcati questa mattina direttamente dal 1765. E se c’è un brand che coagula attorno a sé una tifoseria compatta e fidelizzata, quello è Springbank. Va da sé che ogni passione va cementata e quale miglior modo di imbottigliare da sé barili dell’amato distillato? Noi – che portiamo Campbeltown nel cuore (ventricolo destro, dice il cardiologo) – abbiamo ricevuto in dono due samples: partiamo dal più vecchio proveniente dal refill bourbon hogshead numero 26, invecchiato per 27 anni. Ne sono state prodotte 200 bottiglie (dall’etichetta discutibile, ne converrete) e il colore è un oro chiaro.

N: mare, profumo di mare, con le ostriche voglio giocare… Estremamente salino, iodato, fa venire in mente le alghe appena lasciate sulla battigia durante la bassa marea. La parte più austera e inorganica di Springbank si è data appuntamento qui: gesso, antibiotici sbriciolati, pozzanghera in spiaggia. Scorza di limone nel Martini. Ancora ciottoli e poi sorbetto al limone, in una rincorsa fra lato citrico e lato costiero. La frutta si esaurisce qui. C’è però qualcosa del mezcal, ovvero una dolcezza vegetale amalgamata a una torbatura acre e minerale in sottofondo. Pastiglie Leone al limone e salvia, a dimostrare che c’è alla base una dolcezza zuccherina, pura, bellissima, che non si sprigiona, ma danza in chiaroscuro. Emerge anche un lato balsamico (appunto, la salvia). Che ricercata complessità elitaria! Davvero uno dei rari whisky che riescono a ricreare alla perfezione un luogo in un naso.

P: limonata zuccherata, catrame, sugo del pesce al cartoccio (e qui raggiungiamo vette di onanismo sensoriale inarrivate). Peccato solo che non sia iper-esplosivo, anche se il corpo si mantiene elegante e mai troppo oleoso: d’altronde l’aristocrazia si vede anche da queste cose. Il pesce si fa grigliato, ed è accompagnato da cedro, succo di pesca, kiwi e passion fruit. La parte torbata – sempre delicata e secondaria, per la verità – qui emerge, assertiva. Dimenticavamo la parte sapida, che ricorda il sale sul pinzimonio. Non riusciamo a uscirne, comunque: ora si appalesa di nuovo quel tocco inorganico di calce, come un velo di magnesia che avvolge il palato in maniera piacevole. Col tempo torna ancora quel guizzo erbaceo, tra il timo e il rosmarino. E di nuovo la dolcezza del cereale che reclama la sua fetta di gloria, cornflakes glassati e tanto miele d’acacia.

F: liquirizia “pesciosa” intinta nell’inchiostro e nel sale. Ancora antibiotico sbriciolato e orate sul falò, in lontananza. Suggestione: lascia in bocca quella magia che ritrovi al naso nel bicchiere di un torbato finito la sera prima.

Non abbiamo avuto il coraggio di aggiungere acqua, ci sembrava perfetto così. Partiamo dal voto: 92/100. Ora le motivazioni della sentenza: signori della giuria, a un distillato di 27 anni cosa volete chiedere di più? Al di fuori di una bellissima dolcezza (“tropicale” direbbero quelli di Whiskyfacile: ah no, siamo noi!), il whisky ancora porta nel naso e nel palato l’imprinting della costa di Campbeltown, con quella sua inconfondibile aria di mare, salsedine e mineralità. Proprio quel tocco di calcare e gesso, che detto così farebbe anche un po’ ribrezzo, in realtà aggiunge una quinta dimensione al whisky, regalando uno spessore caleidoscopico che moltiplica la parte dolce, quella salata, e anche il tocco di torba. Un whisky che potremmo andare avanti a descrivere per settimane, trovando sempre cose nuove da dire. Ma poi vi annoiereste e andreste a leggere altre recensioni, per cui chiudiamola qui, e ringraziamo il prode Ronnie Grant: complimenti per la selezione!

Sottofondo musicale consigliato: Mineral – Aurora

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