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williamson 10 yo (2010/2020, whiskyitaly, 55,8%)

williamson-wi-2010-10yo-sito

Se ci concentrassimo per un attimo solo sul nostro succo di malto preferito e lasciassimo perdere l’apocalisse zombie che c’è là fuori, probabilmente ricorderemmo questa pandemia come uno dei momenti più floridi per l’imbottigliamento indipendente di whisky – tante realtà italiane sono nate negli ultimi mesi (ne abbiamo parlato un po’), e ci fa molto piacere vedere che anche l’amico Diego di Whiskyitaly ha finalmente proposto una sua selezione con il suo marchio. Si tratta di un ex-bourbon barrel di Williamson (nom de plume di Laphroaig, per chi non lo sapesse) di 10 anni, distillato il 5 ottobre 2010 e imbottigliato il 9 dicembre 2020, ovviamente a grado pieno, non colorato, non filtrato a freddo. Tra l’altro, l’imbottigliamento è legato ad un progetto ambientalista e sostenibile, cosa che ci piace sempre e cui vogliamo dare un cenno: grazie a una partnership con l’associazione zeroCO₂ “per ognuna delle 169 bottiglie di Williamson acquistata verrà piantato un albero in Guatemala, nella regione del Pèten, con il duplice fine di compensare la CO₂ e sostenere l’economia e l’alimentazione delle famiglie locali. Ognuno di questi alberi è di fatto un piccolo regalo ad ogni singolo cliente che può decidere di seguirlo in prima persona riscattandolo personalmente e ricevendo via mail, per 3 anni, tutti gli aggiornamenti sulla crescita del suo albero Whisky Italy”. Così recita il comunicato stampa, ci pareva giusto condividerlo. Ora basta con le parole e con gli alberi, sotto col whisky.

williamson-wi-2010-10yo-sito

N: beh, che sorpresa. Ci aspettavamo un Laphroaig aggressivo e contundente e invece abbiamo un profilo suadente, citrico, con una nota di limone di Amalfi in primo piano, forse anche cedro. Proseguendo, sembra quasi la polpa di un melone bianco, delicato e intenso al contempo. Si sente una dolcezza aromatica, fragrante, come quando in forno cuoce una torta (diremmo proprio un clafoutis di pesche, ma solo perché siamo dei cialtroni irredimibili). La torba non manca, ma è una torba relativamente poco fumosa, piuttosto minerale, di ardesia, scoglio, per nulla acre, anche se una venatura medicinale, a tratti, viene fuori.

P: alcol non pervenuto, sembra un succo di frutta. Dolce e complesso: la torba, che rivela sempre il lato più minerale, assieme alla sapidità sottile e costiera, sono perfettamente integrati a una nota di melone (giallo), passion fruit e succo di pesca davvero straordinaria. Salato, dolce, complesso, come i torbati di Islay di una volta. Bentornato, Laphroig. Pardon, Williamson, ché non vorremmo avessi crisi d’identità.

F: lungo, non troppo torbato, rimane dolce e incredibilmente tropicale, lunghissimo.

Sveliamo tutte le carte subito: abbiamo affrontato questo assaggio senza grandi aspettative, col pregiudizio di trovarci di fronte al solito Laphroaig un po’ aggressivo, magari caricato dal legno, ed eravamo pronti ad un’esperienza ‘normale’, se non addirittura monotona. E invece, che sorpresa… ‚questo è un grande whisky, è ruffiano ma senza essere volgare, è complesso ma piacevole, godibilissimo. Il modo in cui la torba si fa da parte (oh, è pur sempre Laphroaig eh!) e diventa ancillare alla parte fruttata è davvero stupefacente, e come abbiamo già scritto allude a malti d’altri tempi. Una bottiglia davvero eccellente. Peccato ce ne siano solo 169 sul mercato, altrimenti il Guatemala sarebbe totalmente ricoperto d’alberi in pochissimo tempo, pensiamo. 90/100. In vendita, naturalmente, su Whisky Italy.

Sottofondo musicale consigliato: goosetaf – Tree Sap.

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