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Powers John Lane’s 12 yo (2018, OB, 46%)

powers-johns-lane-1st-release

Se vi capita di andare a Dublino e di avere qualche minuto libero tra una visita alla Guinness factory e una al Trinity College, fate un salto al National College of Art and Design. Tranquilli, non siamo improvvisamente diventati cultori della materia (o meglio, lo siamo sempre stati, non penserete mica di avere a che fare con dei buzzurri illetterati, oh!). Il fatto è che nel cortile del college sono custoditi gli alambicchi di quella che una volta era la seconda distilleria d’Irlanda, ovvero Powers, che fino agli anni ’60 ha orgogliosamente distillato proprio qui in John’s Lane.
Con la chiusura degli impianti seguita al trasloco della produzione del gruppo Irish distillers nella mega distilleria New Midleton, la Powers fu chiusa. Ma l’indirizzo rimane scolpito nel dna del marchio, che infatti ha deciso di dedicarvi un imbottigliamento, un 12 anni single pot still.
Piccola nota: nel 2020 Powers ha fatto una profonda operazione di rebranding, cambiando i vetri e le etichette. Noi però siamo dei conservatori imbarazzanti e beviamo quello vecchio.

N: la prima cosa che colpisce è una cremosità abbastanza inusuale, che richiama il gelato alla crema e il cioccolato al latte, magari con del cocco. Vaniglia, anche. Il tutto però resta piacevolmente fresco. La frutta è un mix di fresca e processata: pera Kaiser matura e uva bianca, ma anche pesche sciroppate e arancia candita. Il cereale ha carattere e lo dimostra con note di pastafrolla. C’è poi un guizzo metallico molto indicativo del single pot still, come di paiolo di rame unto. Mandorla e olio di mandorla e una nota di palinka.

P: alla faccia degli Irish delicati, questo mostra muscoli e tatuaggi. Attacco caldo e un filo alcolico e subito gran corpo, oleoso. Si inizia sulla frutta sciroppata ancora (macedonia, ananas), con banana e clementini dolci e ancora quel tocco di acquavite di frutta. Qualcosa di toffee e di pane di segale tostato, a ricordarci ancora la prevalenza filosofica del cereale. In un senso generale di calore alcolico, balenano cacao amaro e qualche spezia (zenzero, cardamomo). Frutta secca in generale.

F: piuttosto lungo, arance amare in marmellata, uvetta e ancora cacao amaro. Nocciole.

Se l’idea di Powers era per certi versi replicare lo stile Irish del passato, allora a Babbo Natale chiederemo una macchina del tempo. Un Irish whiskey possente, opulento, con un corpo grasso e una texture viscosa che non si trova spesso. Se da un lato gli elementi del pot still ci sono tutti (quel senso oleoso e quella puntina metallica), dall’altro in alcuni tratti verrebbe quasi da pensare a una botte ex sherry poco “vinosa”. Sfaccettato e sorprendente, e soprattutto soddisfacente. 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Béla Fleck & the Flecktones – Sinister minister

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