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Irish single malt #2 – 28 yo batch n.3 (2020, That boutique-y Whisky Co., 50,2%)

irish-single-malt-no2-batch-3-28-year-old

In piena febbre verde, continuiamo con il nostro goffo tentativo di sentirci un po’ irlandesi anche noi, nonostante la cosa più simile a dai capelli rossi che possiamo trovare siano i peli del gatto di Jacopo. Ma l’irlandesità è come l’età: conta quella che uno si sente dentro. E noi al momento ci sentiamo più Irish di una pinta di Guinness: se poi pensate che oggi è San Patrizio, beh… Dai nostri armadietti dei samples diffusi peschiamo un whiskey di cui c’è scarsa traccia nell’Internet. Si tratta di un single malt di 28 anni dell’etichetta indipendente That Boutique-y Whisky Company, senza specifica della distilleria di provenienza. Cosa assai rara sia per l’invecchiamento (di Irish così attempati ne abbiamo incrociati pochissimi), sia perché fino a pochi anni fa gli indipendenti non facevano esattamente a botte per accaparrarsi barili dall’isola. Prima di bere, lasciateci un angolino di umanità: la bottiglia da cui proviene il sample, di proprietà dell’amico Corrado, venne aperta da Maurizio Cagnolati al banchetto di Bejia Flor durante il Milano Whisky Festival del 2019. Se lo conosciamo, sapere che ogni sua bottiglia ancora custodisce un piccolo pensiero per lui, lo starà facendo sorridere.

L’ingegner Coffey viene sfanculato dagli irlandesi, che di “coffee” conoscono solo l’Irish

N: si apre con un’aria di biblioteca, tra carta vecchia e libri rilegati in pelle. Accanto a queste note austere esplode poi una frutta arancione e pastosa, con succo di albicocca, melone e papaya. La densità dei sentori è incredibile, eppure rimane affilato, con un grande scatto acido che ricorda alcuni cognac giovani. Il legno prende il crinale del mobile lucidato. In generale, c’è una sensazione di olio essenziale (alle rose?) che rende tutto elegante ed aromatico. Con acqua, la frutta fa un passo decisivo verso il tropicale.

P: qui il legno sfuma e lascia tutto il palcoscenico a una dolcezza molto evoluta. Ancora frutta, succo di albicocca e buccia di prugna gialla, e ancora una grande vivacità. Si arricchisce di note più complesse che vanno dal metallo (un leggero senso di rame) allo stoppino spento, e soprattutto di una splendida dimensione di pasticceria, come la crosta del pan brioche. Ancora scattante, sorprendentemente. Il retrogusto è di acqua, miele e limone.

F: lungo, avvolgente, miele ai fiori.

Solo gli stolti sparano sentenze apodittiche, e noi che stolti talvolta siamo ne spareremo subito una: non avevamo mai assaggiato un Irish così complesso. Il naso è un tripudio, il palato una festa. Il difficile mix di sensazioni antiche e fresca vivacità lo rende estremamente equilibrato. Si sente che il tempo ha conferito eleganza e saggezza a un distillato pimpante e istintivamente piacevole. 91/100. Dunque, è solo una rondine che non fa primavera, oppure se qualcuno concedesse loro il giusto tempo di maturazione anche gli Irish potrebbero raggiungere le vette di complessità degli Scotch?

Sottofondo musicale consigliato: Kasabian – Underdog.

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