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Barr an Uisce ‘1803 single malt’ 10 YO (2018, OB, 46%)

La prima volta che la nostra strada Facile ha incrociato quella di Barr an Uisce è stata nel contesto signorile di viale Mecenate, dove nel 2019 Meregalli spirits aveva organizzato una giornata dedicata ai brand importati in Italia. Lì, fra bottiglie di Benromach e Gordon & MacPhail, ci aveva incuriosito questa boccia con una croce tra il celtico e il mistico e ci eravamo fatti spiegare due cose. Poi Terziotti ci aveva dato da bere del saké e con l’Irlanda ci eravamo persi di vista.
Recuperiamo oggi, che nel frattempo abbiamo assaggiato qualcosa e imparato qualcos’altro. Il marchio significa “Sopra l’acqua” ed è il nome gaelico della cittadina di Barraniskey, nelle Wiclow mountains (infatti il brand è stato fondato nel 2016 dalla Wiclow Hills Whiskey ltd). Accanto a un paio di blended Irish, producono con whiskey sourced da distilleria non dichiarata la serie di single malt ‘1803’: un 10 anni e un 16 anni in edizione limitata. Questo è il più giovane dei due, l’entry level, invecchiato in barili ex Bourbon Four Roses.

N: ah, il “giardino d’Irlanda”, come chiamano le Wicklow… Subito una sensazione floreale e fresca, come di felce ed erba tagliata in generale. Accanto viaggia la frutta, fragrante e tonica: mela verde, pera, ma anche uva bianca a sottolineare una certa dolcezza, che si riverbera anche in note di budino alla vaniglia e biscotti alle spezie. Un che di cioccolato bianco ripieno, forse. Piacevolmente lieve.

P: attacca di nuovo fruttato, con pera e un che di tropicale e acerbo, forse maracuja, anche se detto così può dare un’idea di complessità eccessiva. In realtà il palato mostra qualche limite: dietro alla dolcezza inoffensiva di miele e vaniglia, spuntano puntine alcoliche e legnosette un po’ così. Di nuovo spezie (zenzero, cannella) un filo piccanti, che si legano al ritorno del profilo erbaceo (erbe aromatiche ancora, tendenti all’amaro: mirto?).

F: molto pulito e secco, ma in linea con il palato: spezie, erbe, pera acerba.

Un discreto esempio di cosa può diventare un Irish single malt dopo dieci anni. Leggero e scanzonato, fa dei tratti più tradizionalmente Irish (la parte erbacea, fresca e floreale) la sua arma migliore. Non è un prodigio di elaborazione sensoriale, ma un dram che saluta la primavera in levare, con ottimismo, forse perché non sa che la passeremo per la maggior parte chiusi in casa a bere e ad abbrutirci come l’anno scorso. Beata innocenza: 82/100.

Sottofondo musicale consigliato: The Hacklers – Out on the streets

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