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Kilkerran 14 yo ‘Virtual Open Day’ (2020, OB, 57,8%)

kilkerran-open-day-2020

Nel caso foste stati ibernati nel gennaio 2020 e vi foste svegliati giusto ora per leggere questa nostra recensione, vi avvisiamo che una pandemia ha cambiato un paio di cose nel mondo. Per esempio, i festival di whisky – con il loro allegro corollario di turisti sbronzi, speculazione alberghiera e imbottigliamenti a prezzi elevati che diventano folli in asta – non si sono tenuti. Prima che vi venga voglia di farvi ibernare di nuovo, ché un mondo senza whisky festival non ha senso, per favore considerate che gli imbottigliamenti celebrativi annuali sono rimasti. E dunque, i vostri denari potete ancora spenderli senza freni per recuperare le bottiglie sulla Rete. Per esempio, potreste imbattervi in questo Kilkerran 14 anni per il “Virtual Open day” del 2020. Tripla distillazione, grado pieno e invecchiamento in refill bourbon casks. Vediamo com’è, che c’è sempre tempo per tornare in freezer fino al prossimo Campbeltown festival utile.

N: molto piacevole fin dall’inizio, anche se non immediatamente espressivo. Molto delicato (l’alcol non si avverte), si apre con una sensazione freschissima di lenzuola appena stirate. Poi note sobrie di torta paradiso, zucchero a velo, pasta di mandorle glassata. Si sente il cereale, dolce e croccante, con nitide venature erbacee e vegetali (muschio bianco e felce). Cedro, mela gialla e una mineralità accennata, come di polvere di gesso. L’acqua apre molto, e restituisce la complessità che andavamo cercando, con note lievemente costiere e la parte fruttata e cremosa schizza e raggiunge vette inarrivabili. Curiosa l’epifania finale: cloro!

P: coerente con il naso, nonostante la tripla distillazione resta molto oleoso e avvolgente, ma anche diretto: l’alcol si sente, ma non sbraca. Esordisce su una dolcezza liquida e delicata di pasticceria – pastafrolla, pasticcini alla crema con l’ananas, ancora vaniglia e mandorla. Forse proprio questa dolcezza sbanda un po’ in curva, con un che di confetto al pistacchio. La frutta va dall’ananas alla pesca, con il platano in prima fila. Più in disparte la componente minerale, non è un palato affilato. Si chiude con un che di caramella alla liquirizia. L’acqua, come sopra, sposta molto e lascia esplodere la parte dolce aprendo anche alla mineralità, che diventa decisamente gesso.

F: la componente torbata compare solo qui, compiutamente, con una mineralità acre e secca. Torna qui il chicco d’orzo e in generale un senso di vegetale. Un tocco di sale, finalmente.

Pulito, pulitissimo anzi, molto piacevole e per certi versi ruffiano, anche se bello diretto. Se vogliamo, rispetto al classico profilo di Kilkerran, resta un po’ meno complesso, dato che viene meno tutta la componente torbata e costiera (che emerge solo con tanta acqua, e neppure troppo selvaggia), ma di certo è bello piacevolone. Piacevolone? Sì, piacevolone: mentre eravate ibernati qui abbiamo brevettato vocaboli nuovi come se non ci fosse un domani. 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Ted Nugent – Hibernation

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