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Scapa 12 yo (2000, OB, 40%)

scapa-12-ob

Durante la speciale edizione del Whisky Revolution Festival di ottobre, ultimo evento whiskarolo organizzato in presenza prima che iniziasse il lungo inverno del nostro scontento fra dpcm e desolazione, una delle iniziative più apprezzate era stata “Be a gentleman”. Chi portava una bottiglia in dono tipo Melchiorre all’Epifania, poteva suggere dalle bottiglie portate dagli altri nobiluomini suoi pari. In questo coacervo di Lord, noi ci siamo distinti per cupidigia e grettezza e – approfittando della confusione – abbiamo munto generosi campioni (si scherza, anche noi abbiamo fatto il nostro dovere di gentiluomini e quello Springbank 21 yo offerto in dono ancora lo ricordiamo con commozione).
Fra tutti i samples, forse illudendoci che il detto “prendi i soldi e Scapa” possa renderci più abbienti (sì, è penosa, ma era irresistibile) peschiamo oggi uno Scapa 12 yo portato da Marcello Biagini, giudicato il più interessante dei whisky da gentleman della giornata. Si tratta dell’entry level di inizio anni Duemila del core range della distilleria delle Orcadi. Che è un po’ il Beppe Baresi dell’arcipelago, così sovrastata dalla fama della vicina sorella Highland Park. Forza, stupiscici, piccolo dram isolano!

N: se fossimo dei precisini, vi spiegheremmo per filo e per segno i processi chimici che portano certi whisky ad assumere note peculiari e quasi “sudate” dopo tanti anni in bottiglia. Invece siamo degli edonisti che nel ruolo dei maestrini non si trovano a loro agio, per cui niente spiegone. C’è comunque una nota di frutta crepuscolare: melone ipermaturo, macedonia lasciata lì e albicocca spappolata. Una certa mineralità cerosa. Emerge poi un tratto non del tutto centrato, quasi di cartone. E poi una nota di champagne, in particolare quel senso di pan brioche. Anche qualcosa di artificiale, tra le gomme da masticare all’anguria e la violetta. Sugli ultimi, oseremmo quasi dire liquirizia: che sia forse il legnoso sentore di cartone di prima, che ha vestito l’abito buono?

P: mmm, l’attacco è debolino, un po’ slegato e amarognolo. C’è ancora frutta artificiale (caramelle all’arancia, ciliegia e pesca) e una gustosa nota di crosta di panettone. L’alcol riesce nell’impresa di essere un po’ slegato anche a 40%, anche se – a dirla tutta – non manca di una certa presenza di spirito: nella seconda metà dello sviluppo in bocca la gradazione sostiene abbastanza i sapori. Resta un rassicurante senso di miele di tiglio in sottofondo, che ammicca quasi alla cera, impreziosito da un’intrigante ombra di torba nel retrogusto.

F: si fa pian piano più asciutto, fieno, nocciole salate e un tocco di fumo. La parte migliore.

Durante il WRF abbiamo attinto più volte da questa bottiglia, e l’esaltazione della bevuta ce l’ha fatta consigliare a tutti i presenti – a riassaggiarlo adesso, a bocce ferme, dobbiamo forse ricalibrare gli entusiasmi. Perfetta sintesi dell’esistenza, con lati adorabili e lati fastidiosi. Tra i primi, sicuramente l’interessante senso di frutta stagionata creato dal lungo tempo passato in bottiglia. Tra i secondi, un primo palato dove il corpo esile e l’alcol poco integrato azzoppano le potenzialità, anche se poi le cose si aggiustano. Il finale è senza dubbio la parte migliore, ma forse vien da dire che se è sempre considerata la “seconda” su due distillerie delle Orcadi, forse un motivo c’è: 83/100.

Sottofondo musicale consigliato: British sea power – North hanging rock.

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