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Glenallachie 25 yo Old Particular (1992/2017, Douglas Laing, 50.6%)

GlenAllachie sarà la nuova GlenDronach? Molti ne parlano, di questi tempi (in particolare in Italia, grazie al grande lavoro di Fabio Ermoli con Lost Dram Selections). Certo è che, da quando Billy Walker è entrato in distilleria, lasciando appunto GlenDronach, è iniziato un lavoro straordinario sul liquido e sulle botti, con una particolare cura per gli invecchiamenti in sherry. La maggior parte di noi è molto ottimista, ma altri non sono ancora convinti che Billy ripeterà il miracolo: alcuni lati della distilleria (come il caratteristico profilo biscottoso e quasi acido del new make) potrebbero non sposarsi altrettanto egregiamente ai legni di Jerez de la Frontera. Ad ogni modo, oggi è giunto il momento di guardare le cose da un’altra prospettiva: nel bicchiere un nutrito campione, omaggio del Caronno nazionale, di un venticinquenne di Glenallachie, invecchiato in un refill barrel che ha prodotto 206 bottiglie. Quale occasione migliore per verificare la tenuta dei nostri pareri a fronte di un whisky con un curriculum “nudo” e un’età invidiabile? Proviamo. Il colore è un oro pallido con riflessi ramati.

N: il primo impatto è di clamorosa acidità, con pompelmo rosa e lieviti esuberanti, come in uno spumante metodo classico. Glenallachie, non ti smentisci mai. Poi però si fa più avvolgente, come il 25enne che è. Nonostante la botte sia stata usata più volte, pare abbia fatto un discreto lavoro: una bella sensazione di incenso, seguita da biscotti alla mela, creme caramel, marmellata dolce di arancia. Miele d’eucalipto, a rimarcare un lato fresco e inaspettato. Tutto bene equilibrato, non troppo dolce. Cereale lievemente minerale e una spezia curiosa, forse curcuma. Fa capolino dopo qualche tempo una sensazione casearia, come di yoghurt greco. Spiazza, ma si apprezza.

P: certamente più convincente rispetto al naso, pieno e oleoso. Si confermano le note pasticceria francese: creme caramel, crema al burro e arancia (questa volta anche la scorza e il candito). Uno di noi recupera dalla memoria certi biscotti (le Tenerezze al limone) che non depongono a favore della sua infanzia serena. Di seguito, ci sorprende una sensazione di cioccolato bianco allo yoghurt e fragole (che speravamo non esistesse, e invece purtroppo esiste). Persiste una sensazione erbacea di miele di tiglio, che evolve in una nota amara che ricorda le erbe di montagna, se non una tintura da farmacista di cent’anni fa. Un bel kick di zenzero e legno.

F: di media lunghezza ed intensità. Prosegue una strada fresca e quasi erbacea, con biscotti al cardamomo e malto.

Non c’è unanimità in seno alla giuria di WhiskyFacile oggi. Uno di noi ha molto apprezzato l’azione della botte, che ha dato equilibrio e complessità a un distillato di carattere, tenendo insieme sensazioni opposte come l’acidità e quel tocco di amaro erbaceo. Un altro è rimasto sfavorevolmente colpito da quell’esuberanza di acidità al primo naso e in fondo – pur godendo di un palato molto più piacevole – si aspettava qualcosa in più da un 25 anni. Occorre lavorare di bilancino e fare una media. La fredda aritmetica ci dona un 86/100.

Sottofondo musicale consigliato: Passenger – A Song For The Drunk And Broken Hearted

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